All’udienza generale di mercoledì 23 settembre 2026, il Papa ha proseguito la catechesi sulla costituzione pastorale “Gaudium et spes”, commentando il terzo capitolo della prima parte, sul “senso dell’attività umana nell’universo” e quindi del progresso, ricordando lo sbarco sulla luna, nel 1969, quasi 4 anni dopo la fine del Concilio. Poiché l’uomo è “creato a immagine e somiglianza di Dio, (…) è soggetto di progresso. Con la libertà e l’intelligenza egli aumenta le proprie conoscenze, facendo così progredire l’intera società, procurandosi molti beni con le sue forze” (cfr. GS, 33). Il progresso tecnico-scientifico non indebolisce il rapporto con Dio, come superfluo, o antagonista rispetto alla fede cristiana; è un pregiudizio che si afferma laddove nella cultura occidentale si perde il riferimento alla Rivelazione cristiana, provocando un cambiamento di sguardo sul mondo. L’uomo e Dio non sono rivali, quasi che “per affermare le sue conoscenze libertà e il suo progresso”, l’uomo dovesse emanciparsi da Dio. “Alla fine, però, negando la relazione con Dio, si perde anche la possibilità di affermare il valore trascendente della persona umana”. È il “dramma dell’umanesimo ateo”, ben descritto dal grande teologo Henri de Lubac. (Le drame de l’humanisme athée (1944), tr. it. Brescia 2013) Con chiarezza il Concilio afferma che “l’attività umana individuale e collettiva (…) corrisponde alle intenzioni di Dio” (GS, 34) e non si contrappongono i prodotti dell’ingegno dell’uomo alla potenza di Dio, quasi ci fosse una rivalità, ma “le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno” (GS, 34.). Dio ha affidato all’uomo un creato ancora in statu viae, cioè in cammino, in crescita, perché essi lo conducano a compimento mediante la loro saggia attività. (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 302, 306, 307) È un “richiamo al mistero dell’Incarnazione”, perché l’umanità “non viene assorbita o annullata dall’incontro con Dio, bensì assunta nella sua interezza, continuando ad essere, in Cristo, libera e operosa”. Nell’Eucaristia, poi, il pane e il vino (frutto del lavoro umano) sono trasformati nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Ne consegue che per incontrare Dio non si devono abbandonare le occupazioni terrene, ma si “può vivere pienamente la propria vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo” (come spiegava san Giovanni Paolo I alla canonizzazione di Josemaría Escrivá de Balaguer il 6 ottobre 2002). I cristiani sono coinvolti “nell’edificazione della città degli uomini, puntando al fine di tutte le cose e all’incontro con Dio”. Se “il progresso terreno va ben distinto dallo sviluppo del regno di Cristo” esso, però, “nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, è di grande importanza per il regno di Dio”. Così “i buoni frutti della natura e della nostra operosità, (…) li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati.” (GS, 39). Tutto “dev’essere animato e orientato dalla carità. Solo così potrà essere posto sempre a difesa della dignità dell’uomo e promuovere le condizioni di vita di tutti, specialmente dei più svantaggiati.”
Chiediamoci:
- Ricordo la dignità dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio?
- Guardo al progresso come un’occasione per far progredire l’intera società?
- Oppure penso che il progresso tecnico-scientifico indebolisca il rapporto con Dio?
- Penso a Dio come superfluo, o antagonista rispetto alla fede cristiana
- Oppure capisco che, negando la relazione con Dio, si perde anche la possibilità di affermare il valore trascendente della persona umana?
- Capisco che le vittorie dell’umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno?
- Ripenso all’incarnazione dove l’umanità, assunta nella sua interezza, continua ad essere, in Cristo, libera e operosa?
- Ringrazio per il dono dell’Eucaristia dove il frutto del lavoro umano è trasformato nel Corpo e nel Sangue di Cristo?
- Vivo la mia vocazione svolgendo bene il lavoro quotidiano e santificandolo?
- Mi impegno perché ogni uomo e ogni popolo possa sviluppare le sue potenzialità e insieme possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore?
