La parola di Papa Leone

All’udienza generale mercoledì 26 agosto 2026 il Papa ha concluso la catechesi sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium, parlando delle motivazioni della riforma liturgica. La Liturgia è linguaggio,

è espressione sincera sia del divino che dell’umano, (…) – scriveva alla sua diocesi di Milano l’allora card. Giovanni Battista Montini – è veicolo d’insegnamento divino da un lato, è voce di colloquio con Dio,” per cui ha una funzione didattica offrendo “alla fede e alla pietà la possibilità di esprimersi con spontanea intelligibilità.” («Terza lettera dal Concilio», Rivista Diocesana Milanese 51 (1962) 921-923: 922) Per questo comporta una partecipazione attiva dei fedeli, come si esprime Sacrosantum Concilium quando afferma “che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, (…) partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; siano formati dalla parola di Dio; si nutrano alla mensa del corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino a offrire sè stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell’unità con Dio e tra di loro”. (n. 48)

La riforma conciliare ha voluto far capire come la liturgia sia “la fonte primaria di quel divino scambio nel quale ci viene comunicata la vita di Dio” (diceva Paolo VI alla Chiusura della II Sessione del Concilio il 4 dicembre 1963). C’è una “rinnovata consapevolezza del valore della liturgia” che evidenzia come attraverso i gesti e le parole la partecipazione dei fedeli non possa essere passiva.

Di qui nasce l’esigenza di una maggiore disponibilità dei testi biblici e delle orazioni a tutti ed un più lineare ordinamento celebrativo. Essendo la liturgia una realtà viva, è stata soggetta nella storia a sviluppi e cambiamenti; così anche il Vaticano II, “con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile”, ha “ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici.”  Nella liturgia, infatti, (come aveva già espresso Papa Pio XII nell’Enciclica Mediator Dei) c’è “una parte immutabile, perché di istituzione divina”, e ci sono “parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o addirittura devono variare,” se non più rispondenti all’anima liturgica” o “siano diventate non più idonee”, in modo che ciò che significano siano più chiare “e il popolo cristiano possa capirne più facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria”. (n. 21)

Nel corso del XX secolo il desiderio di una “riforma generale (…) si era manifestato nell’azione dei Papi (…), in sintonia con le istanze del Movimento liturgico.  Si capisce che i fedeli non possono partecipare alla liturgia “come estranei o muti spettatori” (scriveva Pio XI nella Divini Cultus); Pio XII, poi, era intervenuto sull’ordinamento dei riti della Settimana Santa, “nelle ore corrispondenti agli eventi pasquali, dopo che per secoli erano stati anticipati alle ore mattutine” e S. Giovanni XXIII (nella Rubricarum instructum) semplificò le rubriche del Breviario e del Messale.

La riforma liturgica conciliare “si pone, dunque, nel solco della tradizione vivente della Chiesa”; la sua corretta “comprensione permette anche di rigettare gli abusi” che purtroppo “ancor oggi si verificano, assolutizzando o mal comprendendo alcuni dei principi che stavano alla base della riforma stessa.” Occorre ricordare che “le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa,” che è “sacramento dell’unità”, cioè “popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano” (n. 26). Sta alla responsabilità dei pastori “custodire e promuovere una liturgia che, nel rispetto delle norme liturgiche,” risplenda per nobile semplicità (cfr n. 34) e “manifesti così la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica.” Così la liturgia sarà veicolo di evangelizzazione, strumento di grazia per “apprendere ad offrire noi stessi e, per la mediazione di Cristo”, ad essere “perfezionati nell’unità con Dio e tra di noi” (cfr n. 48).

Chiediamoci:

  • Vedo come la liturgia sia veicolo d’insegnamento divino e voce di colloquio con Dio?
  • Partecipo all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente
  • Do spazio nella mia vita all’ascolto della parola di Dio, nutrendomi alla mensa del corpo del Signore?
  • Imparo a offrire me stesso nell’azione liturgica?
  • Capisco che la liturgia è la fonte primaria di quel divino scambio nel quale ci viene comunicata la vita di Dio?
  • Leggo la riforma liturgica come frutto di un percorso storico che ha attraversato il XX secolo?
  • Vedo come la riforma liturgica si ponga nel solco della tradizione vivente della Chiesa?
  • Sta attento, con una corretta comprensione ad evitare gli abusi?
  • Ricordo che le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa?