Nessuno ne parla (o quasi)

“Esprimo la mia vicinanza orante – ha detto Leone XIV domenica 30 agosto all’Angelus – alle vittime e ai loro familiari e chiedo che vengano rilasciati senza indugio tutti gli ostaggi. Rivolgo un accorato appello a tutti i responsabili affinché si impegnino concretamente per garantire la sicurezza della popolazione e porre fine a ogni forma di violenza.

Se non fosse stato il Papa a parlarne domenica 30 agosto all’Angelus, il fatto probabilmente sarebbe passato sotto silenzio, perché Haiti sembra non fare più notizia. Eppure parliamo di una strage in una chiesa, con 47 morti (compresi anche alcuni bambini), 22 feriti, decine di persone rapite.

È avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 agosto, quando una coalizione di gang ha attaccato la comunità di Kenscoff, sulle colline alle porte della capitale del Paese caraibico (Port-au-Prince), dando fuoco alle abitazioni e colpendo i civili; coloro che cercavano riparo nella chiesa sono state raggiunte e uccise, uccidendo al suo interno 22 persone.

È stata una delle immagini più drammatiche – riferisce Vatican news – della crisi che sta divorando Haiti: una chiesa trasformata in un luogo di morte, persone in fuga, case incendiate, famiglie costrette a nascondersi.

Ed è proprio questo – riferisce ancora Vatican news – l’aspetto più emblematico della tragedia: ad Haiti non esistono più luoghi davvero sicuri. Le gang non controllano soltanto interi quartieri della capitale. Si spingono nelle aree periferiche e nelle campagne, conquistano nuove strade, minacciano comunità che fino a poco tempo fa erano considerate relativamente tranquille. Kenscoff, con la sua posizione sulle alture e la vicinanza alla capitale, è diventata uno degli obiettivi della loro espansione. 

Ad Haiti la presenza dello Stato appare sempre più fragile dove polizia e istituzioni faticano a proteggere le comunità aggredite.