Sudan, luogo di guerre dimenticate e spaventose. È dei giorni scorsi il grido di allarme dell’UNICEF per l’aggravarsi della crisi umanitaria nel Kordofan settentrionale e per le gravi ripercussioni dei combattimenti sull’infanzia. Solo martedì 21 giugno sono state registrate decine le vittime civili, tra cui diversi bambini, per un attacco su un mercato nel villaggio di Ar Rahad. Le notizie (come riferisce Vatican news) sono sempre più allarmanti. L’Unicef chiede che vengano rispettate le norme internazionali per la tutela dei più piccoli. “Proteggere i civili – dice Sheldon Yett, rappresentante dell’Unicef in Sudan – rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale e consentire un accesso sicuro, rapido e senza ostacoli ai bambini e alle comunità bisognose”.
Nessun luogo è sicuro; “i mercati – aggiunge Sheldon Yett – non dovrebbero mai diventare luoghi di morte e devastazione”. Ciò avviene anche in tutti il Sudan, dove “i mercati sono luoghi in cui le famiglie si riuniscono per acquistare cibo, guadagnarsi da vivere e rispondere ai bisogni primari”.
Ad El Obeid, meta, in questi mesi, per migliaia di sfollati fuggiti dal Darfur e dalla regione del Nilo Azzurro le forze di supporto rapido sudanesi stanno concentrando il proprio assedio e l’esercito regolare ha colpito un deposito di carburante a Mellit e bombardato alcune autocisterne al confine con il Ciad. In Sudan i droni (secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani) rappresentano la più grave minaccia per la popolazione civile dall’aprile del 2023 e che ha già causato 400.000 vittime; è la peggiore crisi di sfollati al mondo, con oltre a 14 milioni di persone costrette a scappare dalle proprie case e a trovare rifugio altrove.

