L’Eucaristia, nell’insegnamento della Costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosantum Concilium è stata l’oggetto della catechesi che ha tenuto il Papa all’udienza generale di mercoledì 24 giugno 2026. Si è introdotto al tema citando S. Agostino, che riprende l’immagine paolina del Corpo di Cristo, leggendo nell’Amen dei fedeli la risposta e la propria firma di adesione incoraggiando ad essere “membra del corpo di Cristo, perché il vostro amen sia vero. […] Siate ciò che vedete, e ricevete ciò che siete” (Sermone 272: PL 38, 1247). Prendere parte alla mensa di Cristo vuol dire “essere formati dalla Parola di Dio, ristorarsi” e “rendere grazie,” perché “è ricevendolo nella sua Parola e nell’Eucaristia che diventiamo ciò che riceviamo.” Così “diventiamo il Corpo di cui il Capo è il Cristo risorto (…): l’Eucaristia è così il sacramento del Regno che viene. È il Pane del cammino, che ci conduce verso la Patria celeste.”
Nella liturgia i fedeli offrono il Sacrificio “non solo per le mani del sacerdote,” ma anche uniti a lui. (SC 48); così “l’Eucaristia è la forma del sacrificio spirituale dei cristiani, in quanto via dell’unione con Dio e dell’unione reciproca,” imparando “ad offrire sé stessi e, di giorno in giorno, a essere consumati, per mezzo di Cristo, nell’unità con Dio e tra di loro”. (SC 48) Per questo l’Eucaristia ci insegna a vivere lo stile di Gesù, nel dono gratuito di sé che “ci fa entrare (…) nella dinamica dell’unità,” offrendoci “un potente antidoto ai fermenti di divisione che minano il nostro mondo, le nostre comunità, le nostre famiglie, il nostro cuore.” (cfr SC, 47).
Le due parti della Messa, la Liturgia della Parola (dove ascoltiamo la sua Parola) e la Liturgia eucaristica (nutrendoci alla mensa del Signore) “sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto” (SC, 56). L’ascolto della Parola non consiste solo in “un sapere intellettuale sulle Scritture”, ma “di ricevere la Parola viva ed efficace” (Eb 4,12) che Dio rivolge a tutti e a ciascuno, che “nutre e alimenta insieme al Pane eucaristico” permettendo di “passare dalla decadenza del peccato alla vita nuova in Cristo”. Benedetto XVI insegnava che “l’Eucaristia ci apre all’intelligenza della Sacra Scrittura, così come la Sacra Scrittura illumina e spiega a sua volta il Mistero eucaristico” (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 55).
Perché siano aperti sempre più i tesori della Bibbia a cui attingere con abbondanza, la riforma liturgica voluta dal Concilio ha offerto “quel tesoro che è il Lezionario, (…) che raccoglie tutte le Letture bibliche per le celebrazioni liturgiche. Tale ampiezza è stata attinta alla fonte più pura della Tradizione vivente, che coniuga la fedeltà alla tradizione con l’apertura a un legittimo progresso” (cfr. SC, 23) e “che va dai Padri della Chiesa fino a noi”. Riferimento di cui è intessuta la Costituzione (nel capitolo 2) che ricorda come il Salvatore istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e sangue, “sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura (SC, 47). È una “fonte di vita divina” cui attingere “con fede”, sollecitati a lasciarsi “trasformare dal mistero” che si celebra.
Chiediamoci:
- Prendo parte con fedeltà e con fede alla Celebrazione Eucaristica?
- Partecipo alla mensa del Signore per essere formato dalla Parola e ristorato alla sua mensa?
- Comprendo che ricevendolo nella sua Parola e nell’Eucaristia diventiamo ciò che riceviamo?
- Capisco che vivendo l’Eucaristia imparo lo stile di vita del Signore Gesù?
- Mi nutro dell’Eucaristia, il Pane del cammino, che ci conduce verso la Patria celeste?
- Vedo nell’Eucaristia un potente antidoto ai fermenti di divisione che minano il nostro mondo?
- Colgo la stretta unità tra l’ascolto della Parola ed il nutrirsi alla mensa del Signore?
- Attingo con fede alla fonte di vita divina e mi lasciarsi trasformare dal mistero che si celebra?
