All’udienza generale di mercoledì 17 giugno 2026, Leone XIV ha ripercorso, come di consueto, i momenti salienti del viaggio apostolico in Spagna, sottolineando il bisogno di parole di speranza per un’umanità segnata dalle “conseguenze negative di un modello di sviluppo ingannevole”. Ha espresso gratitudine per la festosa accoglienza ricevuta in un Paese che ha conosciuto notevoli mutamenti sociali e culturali, richiamando, nei suoi discorsi, il tema dell’unità, capace di superare divisioni e contrapposizioni, “il bisogno diffuso di ritrovarsi uniti su un fondamento vero e profondo, non ideologico né di interesse parziale. Quel fondamento che solo Cristo, in ultima analisi, può assicurare, e che il Vangelo, (…) può trasmettere nella vita dei popoli,” poiché “il suo messaggio risponde pienamente” alla “ricerca di verità” e alla “sete di giustizia.
Ha così ripercorso i grandi raduni nelle cattedrali e negli stadi modernissimi, così come la preghiera del Rosario nell’Abbazia di Montserrat e la Messa nella Basilica della Sagrada Familia. Un “incontro di antico e moderno, di tradizione cattolica e cultura contemporanea” capace di far “percepire dal vivo il carattere proprio dell’Europa, la sua ricchezza inestimabile, come realtà attuale, non superata. Si tratta di un patrimonio da custodire con cura, per poterlo investire nell’oggi globale con le sue sfide epocali: la pace, l’ecologia integrale, lo sviluppo equo e sostenibile, il rispetto della dignità umana.” C’è una continuità nell’affrontare tali sfide, dal Concilio Vaticano II fino alla Magnifica humanitas, cogliendo nei vari incontri “il bisogno di ascoltare nella voce del Papa il Vangelo della speranza per questa nostra umanità di oggi, duramente provata dalle conseguenze negative di un modello di sviluppo ingannevole.”
Si è quindi soffermato sul valore delle testimonianze durante il viaggio, come quelle dei migranti forzati provenienti soprattutto dall’Africa alle Isole Canarie, che gli hanno offerto una “chiave di lettura complessiva”. Ora “il fenomeno migratorio è complesso” e “richiede piani di azione organici e concertati. Ma questa chiave di lettura apre una prospettiva diversa e più ampia: ci fa capire come siamo chiamati a rileggere il Vangelo nel mondo di oggi, scambiandoci i doni delle nostre rispettive culture, e in particolare i frutti prodotti in esse dalla fecondità del messaggio di Cristo.”
Tra questi c’è lo spirito di fraternità che anima il dialogo e lo scambio reciproco di valori. Si tratta di un cammino non facile, ma capace di condurre alla “civiltà dell’amore”. Di qui l’invito ad “alzare lo sguardo”, sulla scia del motto del viaggio apostolico, e a guardare il prossimo, la gente e il mondo “con gli occhi di Dio”, cioè con amore, rispetto e compassione.
Chiediamoci:
- Sto attento alle conseguenze negative di un modello di sviluppo ingannevole?
- Credo nell’importanza dell’unità, capace di superare divisioni e contrapposizioni?
- Capisco che solo Cristo risponde pienamente alla ricerca di verità e alla sete di giustizia dei popoli?
- Colgo il carattere proprio dell’Europa, con la sua ricchezza come realtà attuale, non superata?
- Leggo in essa un patrimonio da custodire con cura, per poterlo investire nell’oggi globale?
- Come affronto le sfide epocali: la pace, l’ecologia integrale, lo sviluppo equo e sostenibile, il rispetto della dignità umana?
- Sono sensibile alla complessità del fenomeno migratorio?
- Vivo lo spirito di fraternità che anima il dialogo e lo scambio reciproco di valori?
- Accolgo l’invito del Papa ad “alzare lo sguardo” e a guardare il prossimo, la gente e il mondo “con gli occhi di Dio”, cioè con amore, rispetto e compassione?
