“In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».” (Mt 10,26-33)

Gesù ci invita a non temere, a non aver paura affidandoci a Lui. Colgo questo invito nella rappresentazione in quelle mani aperte e spalancate ad accoglierci, come accoglie il fedele che entra nella Cattedrale di Monreale (S.Maria Nuova, patrimonio dell’UNESCO) guardando il Cristo Pantocratore, ovvero “Cristo Onnipotente”, situato nell’abside principale.
L’opera, realizzata da maestri bizantini tra il 1180 e il 1190, rappresenta Cristo nell’atto di benedire con la mano destra e reggere il Vangelo con la sinistra. Il mosaico è caratterizzato da uno sfondo d’oro intenso, tipico dell’arte bizantina, (in uno spazio di oltre 13 m. x 7). Nell’iconografia del Pantocratore, la figura del Messia è limitata al solo busto ed è collocata solitamente al centro della cupola o nel catino absidale, elementi architettonici che simbolicamente raffigurano il Cielo. Accanto alla sua testa, si trovano scritte o lettere greche di abbreviazione del suo nome. In questo caso, la scritta in greco “Iesoùs Christòs pantocràtor” (‘Gesù Cristo l’onnipotente’). Ha il volto barbuto, i capelli lunghi, lo sguardo severo e malinconico insieme, con gli occhi che non guardano direttamente l’osservatore per trasmettere l’onniscienza divina; la sua grande aureola è crociata, per alludere alla sua funzione vivificatrice, e gemmata, in omaggio alla sua regalità.
Cristo indossa una tunica rossa e un mantello blu. Nella tradizione bizantina orientale, a differenza che in quella occidentale, il rosso, che è un colore regale, indica la natura divina di Gesù: simboleggia la sua gloria, la luce increata, il fuoco dello Spirito. Il blu, invece, simboleggia la sua natura umana, il mistero della carne assunta, essendo il colore del mondo creato (l’acqua, il cielo visibile o “cielo basso”) e quindi dell’esperienza sensibile. In Europa la simbologia è invertita, anche quando l’immagine è palesemente derivata dall’iconografia bizantina. Quindi, in questo caso: rosso, colore del sangue = natura umana, blu, colore del cielo = natura divina. Nella mano sinistra sorregge il Vangelo aperto (in greco e latino), che riporta le parole: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre…”.
