60° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

“Custodire voci e volti umani”: è questo il tema della 60° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali si celebrerà il 17 maggio 2026, domenica dell’Ascensione. Una giornata importante, l’unica ad essere stata istituto da un Concilio (Vaticano II), con il decreto Inter Mirifica, nel quale i specificano le finalità di questa giornata. Innanzitutto si tratta di formare uno spirito critico nell’utilizzo dei mezzi della comunicazione sociale (Tv, Radio, Cinema, internet…). A tal riguardo il Papa, nel messaggio inviato per l’occasione scrive: “come cattolici possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo, affinché le persone – soprattutto i giovani – acquisiscano la capacità di pensiero critico e crescano nella libertà dello spirito”. La Giornata poi vuole consapevolizzare i cristiani a saper utilizzare bene questi strumenti anche in ordine all’evangelizzazione, come pure evidenziare il dovere di sostenere gli strumenti di proprietà ecclesiale (come ad esempio il quotidiano Avvenire, il nostro settimanale La vita casalese, tv e radio cattoliche…).

Il tema scelto da Papa Leone XIV è con un focus particolare sulla necessità di governare le nuove tecnologie, proteggendo l’umanità dai rischi del digitale, dei deepfake e delle realtà parallele. Le sfide che vengono dall’intelligenza artificiale e dallo sviluppo delle nuove tecnologie devono essere affrontate dalla Chiesa; temi sui quali Leone XIV è più volte intervenuto in questo anno di pontificato (come del resto il suo predecessore papa Francesco).

Nel Messaggio il Papa evidenzia l’urgenza di “introdurre nei sistemi educativi” un’alfabetizzazione che si concentri su queste nuove tecnologie, in particolare “nel campo di IA (MAIL ovvero Media and Artificial Intelligence Literacy)”. Infatti, negli “ecosistemi comunicativi odierni, la tecnologia influenza le interazioni in modo mai conosciuto prima”, ma “il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana”.

Egli indica nell’alterità e nella voce che apre alla relazione tratti unici, distintivi e sacri di ogni persona;

custodirli significa “custodire il sigillo di Dio”. Ogni operatore della comunicazione è chiamato poi a custodire l’umano nella sua unicità, difenderlo e promuoverlo. Così anche chi opera nell’universo digitale e dell’IA di tutti i creatori, gli sviluppatori e i produttori delle nuove tecnologie. Il Messaggio diventa così una bussola per orientarsi nel complesso scenario comunicativo digitale e dell’IA.

Occorre stare attenti a mantenere sempre attivo il pensiero in uno scenario dove “algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media … premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione. Chiudendo gruppi di persone in bolle di facile consenso e facile indignazione, questi algoritmi indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale.” 

Per far questo è necessario che siano avviati seri processi di educazione ed alfabetizzazione non tanto all’uso strumentale dei dispositivi tecnologici, ma volti ad aumentare le nostre capacità di riflettere e valutare criticamente. È una grande e paradossale sfida che vede alleati l’uomo e la tecnologia, a “restare umani”, che a partire dalla custodia di sé stessi e degli altri si sviluppa nella salvaguardia e nell’arricchimento di relazioni più vere.