“In quel tempo, Gesù disse: (…) «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se mi avete conosciuto, avete conosciuto anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».” (Gv 14, 6-12)

L’invito è a fissare i nostri occhi su Cristo Gesù che colgo nel Salvator mundi di Domínikos Theotokópoulos, detto El Greco, tra le figure più importanti del tardo Rinascimento spagnolo e spesso considerato il primo maestro del Siglo de Oro. Un tema costante nell’iconografia occidentale nei secoli XV e XVI, come oggetto di devozione; qui viene interpretato con allusione alla derivazione bizantina che il grande artista spagnolo (di origine greca) contribuisce a portare in Occidente. In El Greco acquista una dimensione spirituale intensa, dove Cristo sembra quasi emergere da un’altra dimensione, con una forza mistica che anticipale le visioni della sua maturità spagnola.
La figura del Cristo proviene probabilmente dall’Apostolado conservato ad Oviedo, una serie di dipinti che in origine comprendeva i dodici Apostoli e il Redentore, mancante nella serie di Oviedo. L’opera (databile tra il 1600 ed il 1610) ora è conservata nella Galleria Parmeggiani dei Musei civici di Reggio Emilia.
Il Cristo Salvatore è raffigurato con la mano destra alzata benedicente e tenendo la mano sinistra appoggiata sul globo. Ciò si rifà alla tradizione delle icone bizantine, grazie alla disposizione frontale, lo sguardo profondo ed intenso. Particolare poi è la forma romboidale del nimbo luminoso che circonda il capo (tipico di El Greco), dove la luce accentua i lineamenti con forti contrasti, mentre il fondo scuro mette in risalto la figura divina. Forti contrasti di luce che contraddistinguono la fase matura del pittore. Il Salvator mundi appare con un’espressione severa e divina, che si distingue anche per il suo volo allungato.
