Nessuno ne parla (o quasi)

In dieci anni è raddoppiata la fame acuta nel mondo; è il dato che emerge dal Global Report on Food Crises 2026, pubblicato nei giorni scorsi dal Global Network Against Food Crises, un’alleanza internazionale che riunisce le Nazioni Unite, l’Unione Europea e diverse agenzie governative e non governative.
I dati relativi al 2025 evidenziano come 266 milioni di persone in 47 Paesi (quasi il 23% della popolazione analizzata) affrontino livelli elevati di insicurezza alimentare acuta. Insieme si registra un collasso nella raccolta dei dati. Nel 2025, ben 18 Paesi non disponevano di dati aggiornati e comparabili per l’analisi, un “buco nero” informativo causato dalle difficoltà di accesso sui territori e dai tagli drastici ai finanziamenti, tornati ai minimi storici.
Contemporaneamente la comunità internazionale fa un passo indietro, riportando i finanziamenti per la sicurezza alimentare e la nutrizione ai livelli di quasi un decennio fa.
Il dato più allarmante è un tragico primato: per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni del GRFC, il sistema Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha confermato due carestie in due contesti separati nello stesso anno. Nel 2025, la carestia è stata ufficialmente dichiarata nel governatorato di Gaza e in alcune aree del Sudan. Questa escalation estrema della fame è spinta principalmente dalla proliferazione dei conflitti, dalle pesanti restrizioni all’accesso umanitario e dagli sfollamenti forzati di massa. L’emergenza non è distribuita uniformemente, ma si concentra in modo spietato in specifiche aree del globo. Due terzi di tutte le popolazioni che soffrono di fame acuta si trovano in soli dieci Paesi, tra cui spiccano: Afghanistan, Sudan, Yemen e Myanmar. La situazione è ulteriormente aggravata dalla crisi globale degli sfollati.