La bellezza nella Parola

“In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». (Gv 10,1-10)”

Il Buon Pastore è stato rappresentato nell’arte sacra contemporanea del sacerdote e pittore tedesco Sieger Köder (1925-2015), in un’opera (intitolata anche Rejoice, Gioire) realizzata per la cappella di Oberstaufen (in Germania). In essa, pregna di dettagli e rutilante di colori, traspare la gioia, che è innanzitutto quella del Buon Pastore, al centro che ha ritrovato la pecora perduta e se la stringe con affetto attorno al collo. Il muso della pecora si appoggia sul suo, come per formare un’unica testa; così i due occhi (del pastore e della pecora) sottolineano l’intento di vedute che li unisce. È raffigurato al centro della scena, attorniato da un gruppo di persone. Alcune suonano, altre portano delle rose rosse, altre partecipano alla gioia del pastore che li ha chiamati per fare festa perché ha ritrovato la pecora che si era perduta. Anche il cane del pastore partecipa dei sentimenti degli umani, affacciandosi dalla base del quadro. Alle spalle del pastore si vedono le impronte lasciate da lui e un grande sole che illumina tutta la scena. Un sole giallo, caldo, enorme (che richiama Van Gogh), simbolo di Dio, fonte di calore e di vita, di forza e spiritualità. La forza vitale del sole diviene colore della speranza, capace di rendere verdeggiante un arbusto che sembrava disseccato facendolo quasi diventare un novello roveto ardente nel quale (come Mosè) poter scoprire la presenza di Dio. Il cespuglio spinoso che aveva imprigionato la pecora, sulla destra, trattiene qualche boccolo di lana. Dalla parte opposta le farfalle rosse e gialle che si librano, segno della ritrovata libertà. La faccia dell’uomo si appoggia al muso della pecora.