La bellezza nella Parola

“Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. (…)
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. (…) Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.” (Mt 27,35-38.45-52.55-56)

Ci fermiamo a contemplare l’amore del Signore che muore in croce per noi nella grandiosa Crocifissione di Matthias Grünewald, uno dei pannelli centrali del grandioso polittico dell’Altare di Isenheim, conservato nel Musée d’Unterlinden a Colmar, in Francia. L’artista, uno dei principali pittori del rinascimento tedesco, lo dipinse tra il 1512 ed il 1515. Il polittico è una sorprendente “macchina pittorica” (con ante mobili che si aprono a libro, consentendo tre differenti configurazioni) che ha al centro una Crocifissione tra le più intense, intense e drammatiche della Storia dell’arte. Cristo (in proporzione gigantesca, ad evidenziare la grandiosità della sua offerta di amore) è appeso ad una croce malamente sgrossata, portando i segni della brutale violenza a cui è stato sottoposto. Si vedono sul corpo scheletrico le ferite della flagellazione, oltre a contusioni e piaghe e la sua carne è crivellata da migliaia di schegge. Il capo è cinto da una spaventosa corona di spine e la bocca, sfatta dal dolore, pare ormai aver tratto l’ultimo respiro. Le mani, magrissime, sono attraversate da grossi chiodi, con le dita tese per gli spasmi e con i piedi, flessi in modo innaturale, trafitti da un enorme chiodo che ha tratto dal corpo gli ultimi rivoli di sangue. Tutto il corpo del Redentore sembra deformato per l’acuta sofferenza. Accanto alla croce, a sinistra, c’è una pallidissima Madonna (con un’insolita veste bianca), sorretta da Giovanni e la Maddalena con le mani congiunte in lacrime ai piedi di Gesù (ed il vasetto dell’unguento). A destra, è anacronisticamente presente Giovanni Battista, con l’agnello mistico (che è lo stesso Cristo) con il petto ferito da cui scaturisce sangue raccolto in un calice, con il libro della Bibbia e, dietro, la scritta latina (Egli deve crescere…).