Sospesa l’udienza generale mercoledì 25 febbraio, per gli esercizi spirituali del Papa e della Curia Vaticana (guidati da mons. Erik Varden, monaco trappista e vescovo di Trondheim, in Norvegia, nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico), domenica 1 marzo 2026, all’Angelus, il Papa ha riflettuto sul vangelo domenicale della Trasfigurazione e ha lanciato un appello per la pace.
L’evangelista Matteo “compone per tutti noi un’icona piena di luce, narrando la Trasfigurazione del Signore” presentandoci “il Cristo tra Mosè ed Elia (…) tra la Legge e la Profezia: egli è la Sapienza vivente, che porta a compimento ogni parola divina.” Tutto ciò è suggellato dal Padre che, come nel Battesimo al Giordano, invita ad ascoltare il suo Figlio, l’Amato, “mentre lo Spirito Santo avvolge Gesù di una «nube luminosa»” (Mt 17,5). Così “il Vangelo descrive lo stile della rivelazione di Dio”, mostrando “la sua eccedenza al nostro sguardo”, per cui “i discepoli ammirano lo splendore umano di Dio: (…) una gloria umile, che non si esibisce come uno spettacolo per le folle, ma come una solenne confidenza.”
La Trasfigurazione è un’anticipazione della Pasqua, evento di tenebra e di luce nuova che “Cristo irradia su tutti i corpi flagellati dalla violenza, sui corpi crocifissi dal dolore, sui corpi abbandonati nella miseria.” Se il “male riduce la nostra carne a merce di scambio” essa “risplende della gloria di Dio” che “trasfigura così le piaghe della storia”, perché “la sua rivelazione è una sorpresa di salvezza!”
Ecco la risposta di Dio con il dono del Salvatore alla disperazione dell’ateismo, con la comunione eterna di vita e di grazia dello Spirito Santo alla solitudine agnostica. “Davanti alla nostra debole fede, sta l’annuncio della risurrezione futura: ecco quel che i discepoli hanno visto nel fulgore di Cristo, ma per capirlo occorre tempo (cfr Mt 17,9)”, per ascoltare la Parola, per la conversione, “per gustare la compagnia del Signore”. E’ ciò che sperimentiamo in questo tempo quaresimale, chiedendo a “Maria, Maestra di preghiera e Stella mattutina, di custodire nella fede i nostri passi.”
Nei saluti, poi, Leone XIV, ha espresso la sua profonda preoccupazione per ciò che accade in Medio Oriente e in Iran, in queste ore drammatiche. “La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile.” E’ un accorato appello a “fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile” e al ruolo della diplomazia per “il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia.”
Così pure ha invocato il dialogo tra Pakistan e Afghanistan pregando, affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti nel mondo, perché “solo la pace, dono di Dio, può sanare le ferite tra i popoli”, esprimendo vicinanza alle popolazioni brasiliane di Minas Gerais, colpite da violente inondazioni.
Chiediamoci:
- Riconosco nel Cristo la Sapienza vivente, che porta a compimento ogni parola divina?
- Mi rendo conto che Gesù trasfigura le piaghe della storia?
- Lascio che la luce della Trasfigurazione si irradi sui corpi flagellati dalla violenza, crocifissi dal dolore, abbandonati nella miseria?
- Sono affascinato nel contemplare la sua rivelazione come una sorpresa di salvezza?
- Il vero volto di Dio trova in noi uno sguardo di meraviglia e di amore?
- Capisco come alla disperazione dell’ateismo il Padre risponda con il dono del Figlio?
- Comprendo che lo Spirito offra una comunione eterna di vita e di grazia che ci riscatta dalla solitudine agnostica?
- Continuo a pregare per la pace, dono di Dio, che può sanare le ferite tra i popoli?
