Nessuno ne parla (o quasi)

Il Sudan detiene il triste primato globale della fame estrema. E’ ciò che emerge dalla denuncia di Azione contro la Fame, da cui si capisce che oltre 375.000 persone sono a rischio immediato di morte, mentre la risposta umanitaria resta gravemente sottofinanziata e ostacolata dal conflitto.

La carestia, secondo gli ultimi dati dell’IPC (Integrated food security phase classification), è stata ufficialmente dichiarata in due nuove aree del Darfur settentrionale: Um Baru e Kernoi, entrambe a nord di El Fasher. Come riportava Vatican news nei giorni scorsi non si tratta di un evento improvviso, ma è il frutto di un deterioramento prolungato delle condizioni di vita, a causa di più di due anni di violenze e di una grave scarsità di aiuti, dove le strutture sanitarie sono ormai inesistenti.Oggi in Sudan circa 30 milioni di persone su una popolazione di 50 milioni vivono in condizioni di bisogno umanitario, con servizi essenziali al collasso e bisogni diffusi in tutto il Paese.

 “Dobbiamo ricordare che carestia non è un termine generico per indicare una mancanza di cibo”, spiega Simone Garroni, Direttore generale di Azione Contro la Fame – Italia. “È una definizione tecnica che si utilizza solo quando si verificano condizioni precise: almeno il 30% dei bambini in stato di malnutrizione acuta e almeno due morti al giorno ogni 10.000 persone. Sono dati che descrivono una situazione incredibilmente difficile”.