A pochi giorni dalla Cop31, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, (9-20 novembre) ad Antalya, in Turchia, Oxfam (confederazione internazionale di organizzazioni non profit che operano per sradicare la povertà globale, le disuguaglianze e l’ingiustizia sociale) ha pubblicato il nuovo rapporto “Disaster Divide”, denunciando le profonde disuguaglianze nell’impatto dei cambiamenti climatici. Dai dati emerge come lo 0,1% più ricco del pianeta produce più emissioni di 3,5 miliardi di persone, mentre le popolazioni vulnerabili pagano il prezzo più alto di siccità, alluvioni e carestie. Ne ha parlato anche Vatican news, registrando l’appello di Oxfam ai governi di tassare i grandi inquinatori e di fermare la speculazione sui disastri
L’1% più ricco della popolazione mondiale è responsabile del 20% del riscaldamento globale degli ultimi quarant’anni. “La crisi climatica viene spesso descritta come una sfida che dovrebbe accomunare l’intera umanità, – osserva Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia – ma quello a cui assistiamo va esattamente nella direzione opposta”.
Sono conseguenze che ricadono soprattutto sulle popolazioni che hanno contribuito meno alla crisi. Nel dossier emergono alcune proiezioni per cui le emissioni responsabili dell’innalzamento delle temperature globali potrebbero provocare un aumento dei decessi legati alle ondate di calore e il 78% delle vittime si concentrerebbe nei Paesi responsabili di appena l’8% delle emissioni. Anche i rischi per la sicurezza alimentare e la disponibilità di acqua aumentano che rappresentando due dei fattori più importanti nel determinare la migrazione forzata di intere comunità. Oxfam, richiamando le stime dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), ritiene che entro il 2050 fino a un miliardo di persone potrebbe essere costretto a spostarsi a causa della crisi climatica, con ricadute particolarmente pesanti per le donne nelle regioni più povere del pianeta.
