È stato proclamato beato in Brasile il missionario italiano don Nazareno Lanciotti (lo scorso 13 giugno 2026) nella parrocchia Nossa Senhora do Pilar nella città brasiliana di Jauru, nel Mato Grosso. La S. Messa di beatificazione è stata presieduta dal card. João Braz de Aviz, prefetto emerito del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, in rappresentanza di Papa Leone XIV. È morto “in odium fidei” e venerato come martire. Infatti la sera della domenica 11 febbraio 2001, mentre stava terminando la cena con alcuni dei suoi collaboratori, entrarono in casa due malviventi incappucciati e con le pistole in pugno. Ferito mortalmente, venne trasferito dapprima nell’ospedale di Cuiabá e, successivamente, in quello siro-libanese di São Paulo, dove morì il 22 febbraio 2001, all’età di 61 anni, dopo undici giorni d’intensa agonia.
Nella sua omelia i cardinale ha ricordato l’impegno del sacerdote italiano contro lo sfruttamento minorile, la prostituzione infantile e l’azione dei trafficanti, invitando a usare il denaro per la promozione del bene comune e non per la costruzione delle armi. “Crediamo nella via del dialogo – ha rimarcato il cardinale – che inizia in famiglia, nella via dell’ascolto, nella via del profondo rispetto per l’altro, abbandonando l’individualismo, reimparando ad ascoltare, a costruire la giustizia, a mettere i beni dell’umanità al servizio di tutti”.
Don Lanciotti era nato a Roma il 3 marzo 1940 da una famiglia originaria di Subiaco. Entrato nel Seminario Abbaziale, venne ordinato sacerdote il 29 giugno 1966. Fino al 1971, svolse il ministero pastorale come Vicario parrocchiale nella Parrocchia di San Giovanni Crisostomo a Roma.
Dopo aver conosciuto l’Operazione Mato Grosso, nel 1971, con il permesso del suo Vescovo, si recò in Brasile, nello Stato del Mato Grosso e, l’anno successivo, si stabilì nel villaggio di Jauru, nell’estremo Nord-Ovest del Brasile, ai confini con la Bolivia, dove iniziò un fecondo apostolato a favore di tutta la popolazione.
Lasciò l’Italia per amore del Vangelo, partendo per una terra lontana, animato da un forte desiderio di “dedicarsi – ha aggiunto il prelato – al servizio dei più poveri e alla dolorosa e difficile lotta contro le varie forme di ingiustizia e oppressione”. Si batté contro lo sfruttamento dei minori, la prostituzione infantile e la lotta contro i narcotrafficanti al confine tra Brasile e Bolivia. In quest’opera evangelica dimostrò forza e grazia, nutrendosi della fedeltà all’Eucarestia e a Maria, madre di Gesù. “Per noi oggi è “un eloquente stimolo a ravvivare i valori del Vangelo – ha sottolineato il cardinale -, che fanno rinascere i valori umani in questo momento della storia umana, in cui la cultura dominante tende a sminuirli completamente”. Questo spesso avviene, osserva il porporato, in nome del progresso tecnologico, indubbiamente necessario, ma che tende a creare “nuove forme di schiavitù e un mare di sofferenza per la maggior parte dell’umanità”.
Qui svolse per trent’anni un lavoro missionario, sostenuto dall’Eucaristia e dalla devozione alla Vergine Maria. Con lui sorse la parrocchia di Jauru, che venne eretta il 12 ottobre 1976, dedicata a Nostra Signora del Pilar; fondò cinquantasette comunità ecclesiali rurali, dove istituì l’Adorazione Eucaristica quotidiana; diede vita ad un dispensario che, poi, divenne uno degli ospedali più attivi della regione; fondò la casa per anziani “Cuore Immacolato di Maria”; iniziò una scuola che raccoglieva centinaia di bambini, a cui offriva anche il vitto e diede il via a un Seminario minore. Nel 1987, si iscrisse al Movimento Sacerdotale Mariano, di cui l’anno successivo fu nominato Responsabile nazionale per il Brasile. In tale veste compì frequenti viaggi in tutto il Brasile, per realizzare i cenacoli di preghiera con i Sacerdoti e con le famiglie del Movimento. Si dedicò anche al servizio dei più poveri e nella lotta contro le varie forme di ingiustizia e oppressione, come i progetti dei mercanti della prostituzione e dei trafficanti di droga, che operavano sui due lati della frontiera Brasile-Bolivia. In quegli anni emersero forti tensioni da parte di membri di una loggia massonica, contrari all’operato di don Nazareno. Don Nazareno, nutrito da una vita spirituale molto intensa, ha svolto un’azione pastorale profonda e impegnata.

