Ad ascoltare le notizie di questi giorni sembra che l’orrore e l’indecenza non abbiano confini. C’è una bella notizia, il premio Nobel assegnato ad una donna coraggiosa, Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni la giurista sudafricana di origine Tamil, giudice della Corte penale internazionale, “che – si legge nelle motivazioni – con coraggio eccezionale e integrità ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo”. Come è possibile che possa criticarne la scelta chi, come il primo ministro di Israele, è responsabile della distruzione generalizzata a Gaza, con oltre 70.00 morti, dove 2 milioni perone sono senza casa ed esposti alle intemperie dove (mi riferisco ai coloni) si registrano ogni giorno atti di violenza nei confronti di chi abita quelle terre (restando praticamente impuniti)? È l’orrore che si aggiunge all’altro orrore provocato da Hamas il 7 ottobre 2023. Con chiarezza occorre dire che un conto sono la responsabilità del governo di Israele e un conto è il popolo ebraico, con i quali i cristiani sono legati da vincoli di amicizia, come nostri “fratelli maggiori”.
E che dire del presidente degli Stati Uniti, che minaccia ritorsioni alla Corte penale internazionale, baluardo del diritto internazionale e del suo ministero della difesa (ahem, della guerra) che annuncia l’orrore di trasmettere in diretta un’esecuzione capitale. Stile di barbarie….
Una spettacolarizzazione “non accettabile” (ha commentato il segretario di Stato vaticano card. Pietro Parolin), ribadendo “il pensiero della Chiesa in opposizione totale alla pena di morte”. “La pena di morte – ha detto Leone XIV – è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona.”
E che dire dei bombardamenti sopra gli autobus uccidendo gente innocenti o su un aeroporto pieno di passaggeri? Potremmo continuare con gli orrori delle varie guerre che stanno infiammando il mondo.
Ci vuole un sussulto di umanità; occorre fare nostro l’appello che il Papa continua a rivolgerci. Ai governanti delle Nazioni – diceva nella Veglia di preghiera per la pace l’11 aprile 2026 – gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace!”
