La parola di Papa Leone

All’udienza generale di mercoledì 7 ottobre 2026 Leone XIV ha proseguito le catechesi sulla Gaudium et Spes (nel 4° capitolo della 1° parte), soffermandosi sulla missione della Chiesa nel mondo contemporaneo, ricordando che la Chiesa non è “sopra” o “accanto” al mondo, ma come innestata in esso, è “mondo già riconciliato con Dio” (come diceva S. Agostino). Qui “siamo pellegrini sulla terra e con questo mondo condividiamo la fragilità e la bellezza” (cfr GS, 41).

Ora “la Chiesa abita nel mondo come segno dell’incarnazione di Dio”, camminando nella storia in una missione che “ha una portata storica e comporta una responsabilità nei confronti del modo in cui si tessono le relazioni sociali.” (Magnifica humanitas, 19). La sua missione si concretizza sulle domande profonde della vita, attraverso la “testimonianza della fede e della carità, insieme con l’impegno per la giustizia, la pace, la fraternità”. E allora, di fronte alla logica del profitto e della manipolazione, nel promuovere il bene comune, “il credente non può accettare l’oppressione dei piccoli e dei poveri, come pure quelle strutture inique che perpetuano condizioni di dipendenza e di ingiustizia”.

È l’insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa ad orientare l’azione dei cristiani, per il bene comune, con tutte le persone di buona volontà, perché ciò che sta più a cuore alla Chiesa è “servire al bene di tutti” e svilupparsi liberamente “sotto qualsiasi regime che rispetti i diritti fondamentali della persona e della famiglia e riconosca le esigenze del bene comune”. (GS, 42) Per un’azione efficace occorre “che ogni battezzato si impegni a cooperare con la grazia dello Spirito Santo,” in comportamenti coerenti con la fede. Infatti il distacco tra fede professata e vita quotidiana “va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo.” (GS, 43).

Qui si inserisce la missione dei fedeli laici, che, “in forza del Battesimo, sono chiamati ad animare il mondo con lo spirito cristiano e la visione del Vangelo”, in ogni ambito di vita, soprattutto nella famiglia e nel lavoro. Attenta a ciò che avviene nella società la Chiesa sente come suo compito quello di “discernere ciò che nelle culture del nostro tempo è degno di considerazione”, alla luce della Parola di Dio e della Tradizione della Chiesa.

Ciò chiede “un animo equilibrato e libero dalle mode culturali, capace di guardare al mondo in modo positivo e, al contempo, saldo nel custodire e presentare il messaggio evangelico nella sua integralità,” perché non si rende attraente il cristianesimo annacquandolo. Senza, “la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo”, rischiando “di essere vana e infeconda.” (come scriveva S. Paolo VI nella Evangelii nuntiandi, 76). Da qui l’invito ad essere “docili all’azione dello Spirito Santo”, per lasciarsi aiutare “a vivere in santità e carità, così che il mondo possa credere e sperare” in un mondo in cui prevalgano il bene comune e la fraternità.

Chiediamoci:

  • Capisco che la Chiesa non è sopra o accanto al mondo, ma come innestata in esso?
  • Sento di condividere come cristiano, la fragilità e la bellezza con questo mondo?
  • Vedo la Chiesa che abita nel mondo come segno dell’incarnazione di Dio?
  • Contemplo il disegno divino di renderci tutti suoi figli in un’unica grande famiglia umana?
  • Come figlio della Chiesa mi impegno nella testimonianza della fede e della carità?
  • Vivo l’impegno per la giustizia, la pace, la fraternità?
  • Ricordo che la missione della Chiesa si realizza anche nel contribuire alla costruzione della città terrena?
  • So che il credente non può accettare l’oppressione dei piccoli e dei poveri e le strutture inique di dipendenza e di ingiustizia?
  • Mi impegno a cooperare con la grazia dello Spirito, in comportamenti coerenti con la fede?
  • Sono attento a non separare fede e vita quotidiana?
  • Sono docile all’azione dello Spirito Santo, per vivere in santità e carità, così che il mondo possa credere e sperare?