È ritornata violenta la guerra in Etiopia settentrionale, nella regione Tigray, con diversi scontri, compresa la capitale Makelle. Coinvolta anche la regione confinante di Amhara, precisamente le zone di North Wollo e Wag Hemra. Numerosi i morti ed i feriti. Nei giorni scorsi ne ha riferito Vatican news. Infatti sembra di rivivere ciò che successe dal 2020 al 2022, in una guerra che sconvolse la regione causando almeno 600.000 morti stando ad alcune stime che fece allora l’Unione africana, iniziò con l’isolamento della popolazione e l’oscuramento dei servizi pubblici essenziali. Poi le bombe e la distruzione. Ora le Tigray defense forces (Tdf), le forze armate del Tigray nate durante la guerra di quattro anni fa e braccio armato del Tigray people’s liberation front (Tplf), il Fronte di liberazione del popolo del Tigray, principale movimento politico tigrino, hanno ingaggiato una nuova offensiva con l’esercito federale etiope.
Si calcola un numero elevato di vittime anche se non può stabilirne un numero certo. Medici senza frontiere ha calcolato che tra il 22 ed il 25 settembre ne sono stati ricoverati oltre 400 negli ospedali di Korem e Alamata e altri 300 in quello di Suhul di Shire, nel Tigray nord-occidentale. L’escalation di violenza asce dal fatto che entrambe le parti in lotta non sono pienamente soddisfatte del trattato di cessazione permanete delle ostilità firmato in Sudafrica il 2 novembre del 2022.
Sale intanto la tensione tra Etiopia ed Eritrea; i due stato hanno interrotto le relazioni diplomatiche, mentre la ripresa dei combattimenti nel nord dell’Etiopia fa temere un conflitto regionale più ampio.

