“In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».” (Mt 21,33-43)

A commento della parabola evangelica mi servo dell’opera (128.5 x 99 cm.) di Marten van Valckenborch (databile tra il 1580-1590 e conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna), noto soprattutto per i paesaggi e le vedute urbane, in una famiglia di artisti (se ne contano 14 in tre generazioni). Nel quadro l’uccisione del figlio del padrone è calata all’interno di un vasto e minuzioso paesaggio collinare fiammingo, dove il contrasto tra la brutalità del delitto e la bellezza della natura enfatizza la cecità morale dei contadini. Il dipinto fa parte di una serie dedicata ai mesi dell’anno, dove la raffigurazione del mese di ottobre coincide con la vendemmia e, allegoricamente, con la parabola evangelica di Matteo.
Valckenborch usa la tecnica tipicamente fiamminga della narrazione continua o simultanea, facendo coesistere diversi momenti cronologici della parabola all’interno dello stesso spazio. Si vede il lavoro della vendemmia che impiega molti operai (anche donne, come quelle in primo piano a sinistra). Al centro, ci sono due contadini mandati dal padrone a lavorare nella vigna, ma giunti presso di essa, in fondo a destra, sono malmenati ed uccisi dai vignaioli, come pure il figlio del padrone, scaraventandolo a terra e colpito per ucciderlo e appropriarsi dell’eredità. Si noti come viene organizzato il lavoro, con la capanna deposito, il torchio, le botti, il tutto ben recintato. Nella parte superiore, quasi al centro, un po’ sfocata dalla distanza, si vede il padrone della vigna che si congeda dal proprio figlio prima di mandarlo dai contadini.
L’abbigliamento, gli attrezzi agricoli e l’architettura dei villaggi sono contemporanei all’artista (Fiandre del XVI secolo), non della Palestina del tempo di Gesù, poiché il messaggio evangelico è attuale per l’osservatore dell’epoca: l’egoismo umano e il rifiuto di Dio (rappresentato dall’uccisione del Figlio) avvengono “qui e ora”.
