Nessuno ne parla (o quasi)

In Madagascar l’ex presidente del Senato, il generale Richard Ravalomanana, è stato condannato a 10 anni di lavori forzati per il suo ruolo nella repressione della mobilitazione popolare del settembre e ottobre 2025, culminata in un intervento dell’esercito e nella deposizione dell’allora capo dello Stato, Andry Rajoelina.

Secondo quanto riferisce l’Osservatore romano, Le manifestazioni sono durate settimane e sono state guidate in modo particolare dal movimento della  Gen Z Mada. Ravalomanana, che era in custodia cautelare da oltre otto mesi, è stato condannato con le accuse  di concorso in omicidio e lesioni personali aggravate nel contesto delle proteste.  Secondo quanto stimato dalle Nazioni Unite, ma mai confermato in via ufficiale dal governo di Antananarivo, in tre settimane di manifestazioni sono rimaste uccise almeno 22 persone.

L’ex presidente del Senato era una figura particolarmente invisa ai movimenti sociali che hanno animato le proteste dell’anno scorso e per questo la decisione della giustizia della Grande isola ha generato soddisfazione tra gli attivisti, ma c’è anche chi ha invitato alla cautela.

Diversi osservatori hanno espresso il timore che condanne come quella contro Ravalomanana possano essere più parte di una “resa dei conti” tra l’attuale governo e l’esecutivo a guida Rajoelina, di cui diversi esponenti sono in carcere o indagati, che non l’inizio di un nuovo capitolo di trasparenza e accountability in un paese dove si è a lungo denunciata impunità e corruzione tra le fila dei governanti.