La parola di Papa Leone

Mercoledì 9 settembre 2026, all’udienza generale, il Papa ha continuato la catechesi sulla “Gaudium et spes”, riflettendo sulla dignità umana comedono e responsabilità, di cui si parla nel primo capitolo, 

sottolineando come essa sia “base e condizione di quei valori che oggi sono più stimati”, in rapporto con “la loro divina sorgente” (GS, 11). L’aver evidenziato “i tratti e i diritti fondamentali della dignità della persona” è un cammino significativo, ma ancora da compiere, affrontando quelle “contraddizioni, vecchie e nuove, che ne impediscono una piena attuazione.”

La Chiesa, infatti, ricorda “che la dignità umana scaturisce dall’essere stesso della persona” come scrive il Papa nell’enciclica Magnifica humanitas (al n. 50), dove ha sottolineato che “ogni persona è pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con il creato”.

La dignità umana “è un dono che la precede e la eccede, posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno”, che non dipende dall’uomo ma dall’essere creaturafatta “’ad immagine di Dio’ capace di conoscere e di amare il suo Creatore” (GS, 12), chiamata alla cura del creato con responsabilità ed amore. Ciò si comprende pianamente nella fede in quanto Cristo “svela anche pienamente l’uomo a sé stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione” (GS, 22). Leone XIV evidenzia poi la dimensione relazionale, “dunque un rapporto filiale con Dio Padre e un rapporto fraterno con Cristo e con tutti gli uomini” che “esclude chiusure autoreferenziali. Essere persona significa percepire sé stessi come dono da condividere, crescendo e maturando nell’accoglienza, nella reciprocità, nel servizio.”

Qui entra in gioco la responsabilità personale che chiede solidarietà e cura reciproca, superando quelle falsificazioni e manipolazioni che ne ostacolano la realizzazione. Infatti, anche oggi “l’uomo si trova diviso in sé stesso” e “tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre”. A tutto ciò occorre guardare con speranza, perché “il Signore stesso è venuto a liberare l’uomo e a dargli forza.”  (GS, 13).

La dignità umana riguarda tutta la persona, oltre le visioni dualistiche, perché l’essere umano è “unità di anima e di corpo”. Se si riduce il corpo a “oggetto”, si nega la dignità della persona: “non è lecito […] disprezzare la vita corporale dell’uomo”, perché il corpo è buono e degno di onore in quanto “creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno”, vigilando (sapendo di essere feriti dal peccato) che esso non “si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore”. (GS, 14)

Gaudium et spes richiama poi tre espressioni significative e strettamente connesse della dignità della persona: “l’intelligenza, che rende l’essere umano cercatore insaziabile della verità (n. 15); la coscienza, per mezzo della quale egli dà unità e senso alla propria vita (n. 16); la libertà, che lo rende protagonista responsabile delle proprie decisioni” (n. 17). Infatti nella coscienza la verità è riconosciuta e la libertà può sperimentarla come suo fondamento e possibilità. È grazie allo Spirito, “che dà vita in Cristo, ci rende liberi e ci assicura costantemente della nostra dignità di figli di Dio,” che ci guida verso la “vita in pienezza oltre la morte che il Cristo ci ha promesso: solo in Lui trova vera luce il mistero dell’uomo, da Lui riceviamo luce sull’enigma del dolore e della morte e con Lui andiamo incontro alla risurrezione.”

Chiediamoci:

  • Capisco che la dignità è alla base dei valori più stimati?
  • Rifletto sui tratti e sui diritti fondamentali della dignità della persona?
  • Considero di essere creato a immagine di Dio, per mezzo di Cristo e in vista di Lui?
  • Ho letto la Magnifica Humanitas di papa Leone XIV?
  • Guardo a Cristo che svela l’uomo a sé stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione?
  • Ripenso che essere persona significa percepire sé stessi come dono da condividere?
  • Cerco di crescere e maturare nell’accoglienza, nella reciprocità, nel servizio?
  • So camminare con speranza?
  • Ripenso all’essere umano come unità di anima e corpo, evitando ogni dualismo?
  • Rispetto il corpo perché è buono e degno di onore, creato da Dio?
  • Guardo a quella dignità unica e indelebile che abbiamo ricevuto?
  • Mi impegno a promuoverla e difenderla sempre, con la luce e la forza del Vangelo?
  • Capisco che solo in Cristo trova vera luce il mistero dell’uomo?