La bellezza nella Parola

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: ‘Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò’. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: ‘Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?’. Gli risposero: ‘Perché nessuno ci ha presi a giornata’. Ed egli disse loro: ‘Andate anche voi nella vigna’. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: ‘Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi’. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: ‘Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo’. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: ‘Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?’ Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».” (Mt 20,1-16)

A commento, mi servo del piccolo olio (0,42 m. per 0,31 m.) su tavola di quercia incompiuto del maestro olandese Rembrandt van Rijn, dipinto nel 1637, conservato all’Ermitage di San Pietroburgo, in Russia. Nella parabola Gesù parla di un padrone che assume degli operai durante l’arco della giornata, ma alla fine paga a tutti lo stesso salario (un denaro, che era la paga giornaliera), suscitando il malcontento di chi aveva lavorato più a lungo. La drammatica tensione della parabola è catturata dall’artista attraverso il suo magistrale uso di luci e ombre, scegliendo di non ambientare la scena nella vigna, ma all’interno dell’ufficiodel padrone, insieme ad una serie di oggetti, libri cantabili (come quello in mano al fattore sulla scrivania, accanto alla finestra) ed un cane (simbolo di fedeltà). L’ambiente è cupo, ricordando gli interni delle case olandesi del XVII secolo, accrescendo il senso di mistero ed invitandoci a contemplare le espressioni e le emozioni degli individui riuniti in questa scena suggestiva. L’attenzione è posta sulla scena centrale, sul gruppo dei contadini attorno alla scrivania; tra essi quelli della prima ora, protesi in avanti, in atteggiamento di sfida e uno di loro indica i registri, protestando per l’ingiustizia percepita. Dietro quelli dell’ultima ora, dimessi, quasi timorosi, consapevoli di aver ricevuto un dono inaspettato. Il padrone è raffigurato come un uomo anziano, nobile e calmo, che con un gesto della mano, spiega con pazienza e fermezza la sua decisione.

Rappresentando la parabola in un ufficio pieno di registri e monete, Rembrandt parla direttamente ai mercanti, banchieri e borghesi olandesi suoi contemporanei, ricordando loro che davanti al giudizio di Dio la logica del profitto, del dare e dell’avere, non ha alcun valore.