Mercoledì 2 settembre 2026, all’udienza generale, Leone XIV ha inaugurato un ciclo di catechesi sulla costituzione pastorale Gaudium et spes che approfondisce “un tema fondamentale, ossia il rapporto della Chiesa col mondo contemporaneo”. San Giovanni XXIII (all’apertura del Concilio) di fronte ai “profeti di sventura” che, guardando al passato, non sanno leggere il presente, affidava ai Padri Conciliari il compito di “vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, (.) per il bene della Chiesa” (Gaudet Mater Ecclesia, 4.4).
Così la Gaudium et spes (con la singolare definizione di “Costituzione pastorale”) riconosceva “in tale discernimento un elemento essenziale della natura della Chiesa, descrivendo come costitutiva la sua indole pastorale.” Significa una fedeltà a Cristo, che, “incarnandosi, sceglie di condividere la nostra vita”; ed è proprio questa condivisione con l’umanità “la via che il Cristo chiede alla Chiesa”; perciò, la Chiesa condivide “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono” (GS 1) che diventano i tratti distintivi della Chiesa.
Significa uscire “da ogni passività e indifferenza dinanzi agli avvenimenti” come i rapidi cambiamenti odierni. “Non è possibile restare spettatori disinteressati, occorre invece ascoltare con il cuore e lasciarsi interpellare“, facendosi carico delle difficoltà, soprattutto di chi è schiacciato “dall’ingiustizia, dalla discriminazione, dalla violenza.” Solo così si possono dare risposte adeguate sapendo che “le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi” (Rm 8,18).
Per questo la Chiesa ha il dovere di “scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo” (GS 4). È un impegno permanente di conversione, senza alcuna ambizione terrena, ma a continuare, con la guida dello Spirito, “l’opera stessa di Cristo” (GS 3). Non è “una disposizione semplicemente morale”, perché per la Chiesa “l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica,” scoprendo Cristo in loro, ascoltandoli, comprendendoli ed accogliendo “la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro” (Francesco, Evangelii gaudium, 198).
È l’impegno “a farsi carico della realtà e anche a smascherare le contraddizioni che caratterizzano la vita personale e sociale del mondo contemporaneo”: occorre che il “progresso scientifico e tecnologico” si ponga sempre a servizio dell’uomo, che ci sia “una conoscenza più chiara delle leggi della vita sociale”, come pure una “maggiore disponibilità di ricchezze e possibilità” che non lasci “una fetta di mondo nella fame e nella miseria”, ed anche una consapevolezza sul futuro del pianeta rinunciando ad un “consumo egoistico e all’illusione che la guerra sia una via efficace per costruire la pace.”
Da qui il richiamo alla Chiesa, in “un tempo segnato da profondi mutamenti, da cui derivano preoccupanti squilibri”, di servire l’uomo “ascoltando e accogliendo gli interrogativi più profondi del suo cuore e gli aneliti che lo abitano, indicando nel Cristo la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana”, perché si realizzi “la kenosi misericordiosa” di Gesù che “non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, […] facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.” (Fil 2,6-8).
Chiediamoci:
- Ho mai letto la Costituzione pastorale Gaudium et spes?
- Assomiglio ai “profeti di sventura” che, guardando al passato, non sanno leggere il presente?
- So invece vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza?
- Capisco che la condivisione con l’umanità è la via che il Cristo chiede alla Chiesa?
- La gioia e la speranza sono i tratti distintivi del mio impegno ecclesiale?
- So annunciare e testimoniare il Vangelo, facendomi prossima alle donne e agli uomini del nostro tempo?
- So ascoltare con il cuore, facendomi carico delle difficoltà, soprattutto di chi è schiacciato “dall’ingiustizia, dalla discriminazione, dalla violenza?
- Scruto i segni dei tempi e li interpreto alla luce del Vangelo’
- So far mia l’opzione per i poveri, scoprendo Cristo in loro, ascoltandoli e comprendendoli?
- a farsi carico della realtà e anche a smascherare le contraddizioni che caratterizzano la vita personale e sociale del mondo contemporaneo”:
- Rinuncio ad un consumo egoistico e all’illusione che la guerra sia una via efficace per costruire la pace?
