La bellezza nella Parola

“Il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.” (Mt 18,23-34)

Mi servo a commento del testo evangelico dell’opera realizzata da un maestro tedesco ignoto intorno al 1560 ed ora alla Gemäldegalerie dei Staatliche Museen di Berlino.

L’artista usa la tecnica della narrazione simultanea (o sinottica), molto diffusa nel Rinascimento e nel Manierismo nordeuropeo, intrecciando, cioè, all’interno dello stesso spazio pittorico non un unico momento isolato, ma diverse scene consecutive del racconto evangelico.   Il re ed i suoi collaboratori sono raffigurati come ricchi borghesi banchieri tedeschi del XVI secolo, vestiti con pesanti abiti d’epoca, colletti vistosi e copricapi; cosi il contesto urbano è quello tipico del periodo della Riforma.

In un secondo piano sulla destra di vede la scena in cui il servo, incapace di restituire l’enorme debito al re suo padrone, si inginocchia implorando pietà, ottenendo il totale condono totale.

La corte del re si trasforma in un vero e proprio banco di pegno o ufficio esattoriale dell’Europa del Nord. Sul tavolo si notano libri contabili aperti, registri, penne d’oca e mucchi di monete, simboli visivi del calcolo umano e del debito. Sullo sfondo centrale (più in piccolo) lo stesso servo viene colto nel momento in cui aggredisce un suo simile per riscuotere una misera somma di denaro. In evidenza, in primo piano si vede il re (con accanto il cane, simbolo di fedeltà) che revoca il condono e consegna il servo spietato agli aguzzini dipinti con armature metalliche scure o con i volti grotteschi tipici dei soldati di ventura, pronti a tradurre in atto la condanna.

Nell’epoca dei dibattiti sulla giustificazione e sulle opere, l’opera funge da monito morale, mostrando come l’essere umano, che riceve gratuitamente la misericordia divina, sia incapace di rifletterla sui propri simili se ancorato alla logica terrena del denaro.