“LA BELLEZZA NELLA PAROLA”
a cura di Gian Paolo Cassano
“In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo”. (Mt. 16,13-20)
Ci troviamo di fronte ad un capolavoro del grande Raffaello che ossediamo in una duplice veste: una è il disegno preparatorio su carta di dimensioni monumentali, (5,35 m. di larghezza e 3,45 m. di altezza), conservato al Victoria and Albert Museum a Londra, mentre il relativo arazzo si trova nei Musei Vaticani. Il cartone risulta speculare all’arazzo a causa della tecnica, a basso liccio, usata per tessere l’arazzo stesso. Raffaello dovette quindi dipingere il cartone specchiando ciò che immaginava come risultato finale; qui si rivela la maestria compositiva di Raffaello e la sua profonda comprensione della narrazione.
A sinistra in piedi con un manto bianco che lascia trasparire la spalla nuda, c’è Gesù (con un nimbo delicato sulla testa, come per gli apostoli), mentre con la mano sinistra consegna le chiavi del regno dei cieli a San Pietro in ginocchio, che le riceve in mano, in un gesto di umile accettazione. Tradizionalmente due sono chiavi: quella d’oro simboleggia il potere spirituale universale, mentre quella d’argento rappresenta il potere temporale e la giurisdizione terrena della Chiesa.
Con l’altra mano indica il gregge di pecore che pascola pacificamente, simboleggiando i fedeli affidati alle cure dell’apostolo. Dietro a loro, a destra, gli altri apostoli reagiscono con un misto di attenzione e riverenza. La scena è posta in un paesaggio sereno. Il gregge a sinistra, custodito da Cristo, Buon Pastore, il lago sulla destra (appena accennato) con la barca, le colline ondulate, punteggiate da alberi e strutture, conducono lo sguardo verso una città lontana, forse un accenno alla futura diffusione della Chiesa. Il cielo, una fusione di blu e bianco, accresce il senso di pace e tranquillità.
Magistrale è l’uso del colore; splendido il paesaggio, con i toni della terra, mentre i rossi, i blu e i gialli vibranti nelle vesti delle figure attirano l’attenzione sull’azione centrale.
