La bellezza nella Parola

“In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra»”. (Mt 13,44-46)


Ad illustrare la breve parabola matteana del tesoro nascosto nel campo mi servo dell’olio su tavola, tradizionalmente attribuito a Rembrandt per il disegno e al suo allievo Dou per i dettagli, eseguito nel 1630 e conservato al Museum of Fine Arts di Budapest. Sono gli anni in cui Rembrandt è all’apice del suo successo artistico, in un periodo in cui l’Olanda era la più importante potenza
economica mondiale grazie ai commerci, influenzando anche l’arte poiché strettamente collegata con la storia e l’economia. L’artista aveva aperto a Leyda una bottega dove, al suo fianco, lavora Gerrit Dou al quale è attribuibile gran parte della tavola, anche se scelta della composizione è certamente di Rembrandt.
Sulo sfondo di un paesaggio ampio e profondo, al centro della scena c’è un uomo con una pala in mano che scopre una cassa ricolma di monete e oggetti preziosi. Sulla sinistra appoggiata ad una roccia (davanti ad una rocca fortificata) ha deposto il suo mantello ed il suo bagaglio. L’occhio dell’osservatore è guidato da una serie di linee che costruiscono la composizione; in particolare la linea formata dal manico della pala utilizzata dall’uomo porta lo sguardo verso la torre campanaria di una chiesa in basso nella vallata, a indicare la fede che guida la vita, evocando il suono delle campane che segna il ritmo della campagna.
L’attenzione è posta allo sguardo dell’uomo, che non è rivolto verso il tesoro bramandolo, nemmeno verso possibili contendenti nello spazio circostante, ma verso qualcosa che è al di là del quadro, che noi non possiamo cogliere, ma solo immaginare, il Regno di Dio, ciò che è al di là dell’ampio orizzonte alle spalle dell’uomo, che è il vero senso di questa rappresentazione. Pur avendo una fortuna ai suoi piedi, quest’uomo riporta l’osservatore all’essenzialità del messaggio: cercare il Regno.