Nell’isola di Cuba la situazione sociale appare sempre più grave. Nelle scorse settimane ho avuto l’occasione di avvicinare (tramite un amico monferrino che ha legami con l’sola) un sacerdote cubano, padre Victor. “La realtà – confida – è sempre più grave, con una crisi economica sempre più accentuata. Una bottiglia di olio di semi o una treccia di aglio o di cipolla, passa di mano in mano fino ad arrivare al cliente finale ad un prezzo che è di poco inferiore a quello che si può trovare in vendita in un supermercato italiano, con la sola differenza che qui non si guadagna in euro ma in pesos cubani e che il salario medio mensile, non supera i tremila pesos mensili, circa sei euro.”
In questo difficile contesto economico che si trascina ormai da troppo tempo a farne le spese sono sempre i più poveri, con continue interruzioni di luce ed acqua che possono durare, anche più di quindici ore giornaliere. Sul piano geopolitico, i vescovi cubani, parafrasando san Giovanni Paolo II, chiedono “che il mondo si apra a Cuba” ma anche che “Cuba si apra al suo popolo, a tutti i cubani, senza esclusione”, ribadendo la disponibilità della Chiesa a collaborare alla creazione di spazi di incontro per il bene comune.
Padre Victor è parroco a Colon, nella provincia di Matanzas; una città a vocazione agricola, immersa nella pianura di terra rossa e regno della canna da zucchero, con circa centomila abitanti. La parrocchia, anche con l’aiuto della Caritas diocesana e dell’Ufficio Missionario di Matanzas, cerca di supplire con le sue poche ma energiche forze, alla grande richiesta di aiuto che gli giunge
quotidianamente da una moltitudine di persone che hanno letteralmente bisogno di tutto, molti dei quali vivono per strada o in giacigli mal sicuri e maleodoranti, alcuni dei quali o delle quali, anche con medie o severe problematiche psichiche.
Un solo parroco, padre Victor, che ha sulle sue capaci spalle l’onere e l’onore di coordinare tutta l’opera assistenziale della parrocchia. In suo aiuto, ci sono solo tre suore missionarie dell’Ordine di San Giuseppe di Cluny, Francia, suor Katty, suor Ippolita e suor Elisazeth, di origini peruviane.
Accanto a loro operano tre monaci laici missionari della Comunità di Taizé (fratel Perfait, fratel André e fratel Jaime) in chiesa parrocchiale, costruita nel 1870 e molto malandata nella struttura. Potremmo parlare di un “miracolo” nel servizio pastorale in un territorio così ampio (padre Victor celebra fino a 5 messe consecutive nelle vare chiesette) e nella mensa parrocchiale, tre volte alla
settimana (martedì, mercoledì, venerdì) con un pasto completo per più di cento persone, tra le più povere e prive di mezzi della città, grazie alla disponibilità delle suore di Cluny che fanno la spesa e preparano il pranzo.
Una povera umanità che si muove lentamente verso la mensa, in fila ordinata e senza spingersi troppo, in attesa di quello che per quasi tutti loro è l’unico pasto della giornata che dovrebbe farci riflettere molto su quanto diamo sempre per scontato qui a casa nostra. Non possono sedersi per le norme comunali, dovute alla post pandemia del Covid 19, ma all’ingresso della mensa tutti
vengono chiamati per nome ed hanno un piccolo numero assegnato, per facilitare la distribuzione del cibo che avviene attraverso dei piccoli contenitori plastici con coperchio, chiamati “pozuelos”.
Molti di loro non hanno il semplice ma fondamentale strumento per poter mangiare il loro pasto, il cucchiaio, così difficile da trovare in questa economia di difficoltà…
Quasi tutti senzatetto che passano la loro giornata rovistando nei cumuli di spazzatura che si trovano in tanti angoli delle strade cittadine e che la mancanza di gasolio per i trattori ne impedisce la raccolta giornaliera o settimanale. Mentre i loro recipienti vengono riempiti di cibo caldo, le suore di Cluny ed i fratelli di Taizé ascoltano e raccolgono le loro più disperate richieste e necessità e provvedono, quando possibile, ad esaudirle, come i medicinali, quasi introvabili ormai nelle farmacie statali, ma abbondanti sul mercato privato e che al giovedì mattino, presso il piccolo ambulatorio medico della casa parrocchiale vengono distribuiti gratuitamente, a cura di una benemerita dottoressa, anche lei volontaria. Medicine che provengono dai più’ svariati luoghi o paesi esteri o da organizzazioni non governative o umanitarie. L’ambulatorio è aperto a tutta la cittadinanza ed a volte la fila è composta da centinaia di persone. Ad altri, viene data la possibilità di farsi una doccia con acqua scaldata in pentoloni e vengono lavati/e da volontari con un semplice mestolone ed un pezzo di sapone. A molti dopo la doccia viene dato un ricambio di biancheria pulita, a seconda delle disponibilità e delle donazioni. In altri giorni. viene offerto un servizio di barberia, in un paese dove anche possedere una semplice lametta da barba è considerato un lusso. Altre richieste altrettanto semplici come ottenere una piccola fornitura di pannolini mestruali femminili diventano a volte ostacoli insormontabili per chi vive per strada o in condizioni precarie ed a volte si può aiutare solo con stracci puliti… Ogni mercoldì pomeriggio poi i monaci di Taizé si recano in bicicletta nel borgo di San Isidro, a circa dieci chilometri da Colon, dove un gruppo di bambini delle elementari non ha più maestri e si trovano senza alcuna educazione, Anche in questo caso le necessità’ sono tante e si supplisce con quanto è possibile reperire per insegnare. Quaderni e penne a sfere sono introvabili ed i fratelli di Taizé si inventano letteralmente lavagne costruite a
mano e gessetti recuperati chissà dove….
La parrocchia diventa sempre più un punto di rifermento per tutta la comunità in condizioni sempre più precarie, per non parlare degli ammalati a cui portare una parola di conforto e soprattutto la presenza del Signore. Una presenza della Chiesa umile e semplice di preti come padre Victor, suore (come quelle di Cluny), frati (come quelli di Taizé) che vivono in modo esemplare ed eroico il Vangelo alla lettera, senza fare troppo rumore, senza farsi troppo notare, senza troppo giudicare e, soprattutto, senza mai chiedere nulla a nessuno. Vivono la santità spendendosi ogni giorno per riconoscere in ogni uomo il volto di Cristo.






