Leone XIV ha iniziato il suo periodo di riposo estivo a Castel Gandolfo; pertanto sono sospese le Udienze Generali per il mese di luglio 2026, ma alla domenica continua l’appuntamento con l’Angelus, su cui mi fermo per cogliere il suo insegnamento.
Domenica 12 luglio 2026, alla preghiera mariana di mezzogiorno da Castel Gandolfo, il Papa ha commentato la parabola del seminatore e della sua Parola che con fiducia Dio sparge nel nostro cuore. È Gesù stesso “il seme che il Padre continua a spargere nel mondo perché, morendo, porti molto frutto”, anche se, a volte, incontra in noi resistenza, come “un terreno duro e insensibile” o distratto, come il “suolo battuto dei sentieri”, o di sassi o di rovi. Se trova invece “una terra ricettiva e feconda (…) allora si innescano miracoli d’amore capaci di cambiare tutto il resto.” È ciò che possiamo sperimentare nella vita: “per questo il Padre non smette di seminare, perché sa che la potenza del suo amore è più forte della nostra debolezza.”
Citando il dottore della Chiesa d’Oriente e patriarca di Costantinopoli del IV secolo San Giovanni Crisostomo, si è chiesto, in riferimento alla parabola, come possa “essere ragionevole seminare sulle spine, sul terreno sassoso, sulla strada? Nel caso dei semi e della terra non sarebbe ragionevole, mentre nel caso delle anime e degli insegnamenti ciò è molto lodevole” (Omelie sul
Vangelo di Matteo, 44, 3). Infatti, per Dio è possibile che “il luogo sassoso – continua Crisostomo – si trasformi e diventi terra fertile, che la strada non sia più calpestata e non sia esposta a tutti i passanti, ma sia terreno pingue, che le spine siano eliminate e i semi godano di una situazione di grande sicurezza.”
È bello contemplare la generosità sapiente di Dio “che sa cogliere in noi la possibilità di un bene di cui a volte nemmeno noi ci rendiamo conto.” Il Signore, che conosce il terreno del nostro cuore meglio di noi, “non smette di credere in noi, in quello che siamo e in quello che possiamo diventare, giorno per giorno, se con fede ci abbandoniamo a Lui.”
Così, dalla gratuità del seme sparso e “dall’umiltà e dalla disponibilità con cui è ricevuto, crescono in noi e si diffondono i frutti dello Spirito Santo,” di cui ha bisogno il mondo, che sono “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.” (Gal 5,22). Di qui l’invito ad impegnarsi “a dare spazio all’ascolto, alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio, coltivando, assieme al riposo e al sano divertimento, anche momenti significativi di silenzio e di preghiera” per tornare rinnovati alle occupazioni abituali “rinnovati nel corpo e nello spirito, pronti ad annunciare” il Vangelo, cooperando “alla crescita del Regno di Dio.”
Di fronte ai venti di guerra che continuano a soffiare, ha invitato a non spegnere “la fiammella della speranza” per una pace giusta e duratura e a percorrere con perseveranza la via del dialogo, dell’incontro e della diplomazia, perché i popoli possano vivere nel rispetto della dignità di ogni persona.
Chiediamoci:
Accolgo il seme della Parola che il Signore continua a spargere?
Sono un terreno duro, insensibile e resistente, oppure una terra recettiva e feconda?
So vedere nella mia vita quei miracoli d’amore di Dio capaci di cambiare tutto il resto?
Sperimento come la potenza dell’amore di Dio sia più forte della mia debolezza?
Contemplo la generosità sapiente di Dio che sa cogliere in noi la possibilità del bene?
Mi abbandono con fede in Lui, che non smette mai di credere in noi?
Lascio crescere in me i frutti dello Spirito Santo che Egli continua a darci?
Do spazio all’ascolto, alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio?
Coltivo, con il riposo e il sano divertimento, anche momenti significativi di silenzio e di preghiera?
Prego perché si spengano i venti di guerra e prevalga la via del dialogo, dell’incontro e della diplomazia?
