La bellezza nella Parola

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, per- ché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». (Mt 13,24-30)


A commento della parabola evangelica, mi servo di una straordinaria opera, dalla forte valenza simbolica, quella del pittore olandese Abraham Bloemaert, figli d’arte (come il padre Cornelis, architetto e scultore) e maestro d’arte per i suoi quattro figli, cattolico praticante in un’Olanda calvinista. Il dipinto (datato 1624) è conservato ora al Walters Art Museum di Baltimora, ritrae
fedelmente il seminatore e il campo, digradante da destra a sinistra, sottolineando come il male si confonda con il bene.
In un meraviglioso sfondo paesaggistico interpreta in modo straordinario il messaggio evangelico, in due momenti, il prima e il dopo, la causa e l’effetto. In un vasto campo già seminato, il diavolo, identificato dalle sue corna e dalla coda, sta seminando la zizzania che si confonde con il seme buono, mentre i servi dormivano. Lo si vede nella scena in primo piano, nella seconda parte
dell’opera, in primo piano, rivela ciò che accadrà. C’è un gruppo di persone, in cui si distinguiamo un uomo e una donna nudi, Adamo ed Eva che raffigurano il genere umano (impigrito nella sua quotidianità), invaso dalle erbacce, dal male che quasi non riesce più a riconoscere. Non ha frutti nelle sue ceste, non ha companatico ed il suo unico futuro sembra essere la morte eterna,
raffigurata dal caprone simbolo del maligno. Anche il casolare sulla sinistra sembra in abbandono (si vedono vetri rotti…).
L’artista ci fa capire che il male può essere contrastato, sia con l’intelligenza, raffigurata simbolicamente dal cavallo che sta pascolando, sia dalla Chiesa, simbolicamente raffigurata dalla piccionaia (che assume proporzioni grandi rispetto alla scena), retta simbolicamente da quattro alberi (a rappresentare i 4 punti cardinali). L’intelligenza umana e la Grazia divina, che agisce attraverso la Chiesa, possono aiutare l’uomo nella sua lotta contro il male. Il risultato finale è l’eternità, raffigurata dallo stupendo pavone simbolo di resurrezione.