Jan Bula e Václav Drbola: sono iprimi due preti cechi martiri del comunismo che sono stai proclamati beati nel pomeriggio del 6 giugno 2026 a Brno, nella solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal gesuita card. Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, in rappresentanza del Papa. Originari della diocesi di Brno, i due presbiteri furono imprigionati e uccisi tra il 1951 e il 1952, a causa della persecuzione compiuta nei confronti della Chiesa cattolica dal regime che si insediò nel Paese dal 1948.
“La loro colpa, agli occhi del regime – ha spiegato il cardinale nell’omelia – non consisteva nella violenza, ma nel fatto di essersi rifiutati di tradire la propria coscienza sacerdotale. Non volevano diventare strumenti dell’ideologia e della repressione. Non erano disposti a ripetere parole che venivano costretti a dire, né a tacere laddove il silenzio equivaleva a una menzogna”, ma soprattutto “si rifiutavano di separare la fede dalla vita, Dio dal servizio concreto agli altri”.
Jan Bula era nato il 24 giugno 1920 a Lukov (nell’allora Cecoslovacchia) e, sin da bambino, molto attivo nella vita parrocchiale. Dopo gli studi superiori, nel 1938 entrò nel seminario di Brno, ma a causa della guerra e dell’occupazione tedesca fu costretto a trascorrere un anno ai lavori forzati in una fabbrica di ceramica. Fu ordinato presbitero il 29 luglio 1945. Destinato alla parrocchia di Rokytnice nad Rokytnou, fu molto apprezzato per il suo impegno con i giovani, che aveva raggruppato nell’associazione Orel (Aquila).
Václav Drbola era nato il 16 ottobre 1912 a Starovičky (nell’allora Impero Austro-Ungarico), maturò in famiglia la vocazione religiosa entrando, nel 1933, nel seminario di Brno e ricevendo l’ordinazione sacerdotale il 5 luglio 1938. Svolse il ministero nelle parrocchie di Slavkov u Brna, Čučice e Bučovice, impegnandosi molto nella pastorale della gioventù e nel campo sociale, aiutando soprattutto coloro che soffrivano a causa della guerra e delle sue conseguenze. Nel marzo 1950 fu nominato amministratore della parrocchia di Babice. Entrambi i sacerdoti, a causa del loro zelo pastorale, erano ritenuti pericolosi dal regime comunista.
Così l’ostilità nei confronti della Chiesa si tramutò in aperta persecuzione, come avvenne in Cecoslovacchia, per i due preti martiri, imprigionati e uccisi a causa della loro fede, del ministero sacerdotale ed azione pastorale, accusati di aver ispirato l’attentato col quale, il 2 luglio 1951, a Babice, furono uccisi alcuni funzionari comunisti e per questo giustiziati. Sia il loro arresto che l’uccisione furono motivati dall’odium fidei.
Così Jan Bula fu impiccato il 20 maggio 1952 e Václav Drbola fu ucciso il 3 agosto 1951 a Jihlava.
Questi sacerdoti – ha proseguito nell’omelia il cardinale – non furono spezzati, furono “messi alla prova come l’oro nella fornace”. Il loro martirio “non fu istantaneo. Non fu un singolo momento eroico, ma un lungo processo di sottomissione, interrogatori, esaurimento psicologico e isolamento. Ed è proprio qui che risiede la loro grandezza: rimasero fedeli, non per un istante, ma nel tempo”.

