Nessuno ne parla (o quasi)

Insieme a tanate notizie di violenze e di guerra, segnalo (taciuto dai grandi media) lo storico accordo in Ciad. Lo scorso 25 giugno (come ricorda l’agenzia Fides), nella capitale N’Djamena leader cristiani e musulmani, insieme a esponenti del governo, hanno sottoscritto lo statuto della piattaforma interconfessionale per rafforzare la coesione sociale in un Paese segnato da violenza, povertà e da una drammatica crisi umanitaria. È stata firmata dal Consiglio nazionale per gli affari islamici del Ciad (CNAIT), dalla Conferenza Episcopale del Ciad (CET) e dall’Alleanza delle Chiese e Missioni Evangeliche del Ciad (EEMET).

Il Ciad infatti, si trova da anni al centro di una drammatica crisi umanitaria. A una povertà diffusa, dove l’agricoltura di sussistenza è minacciata dall’avanzata del deserto e dal prosciugamento del Lago Ciad, si aggiunge la pressione di oltre un milione di rifugiati (soprattutto dal Sudan) e un’insicurezza alimentare che stringe nella morsa della fame 3,5 milioni di persone. In questo contesto già fragile, i cambiamenti climatici esasperano i conflitti interni tra pastori nomadi e agricoltori stanziali per il controllo delle terre fertili, con il rischio costante che le tensioni socio-economiche sfocino in scontri identitari e religiosi.

Più volte è intervenuto Papa Leone XIV, come nel Regina Caeli dello scorso 10 maggio, pregando “per le vittime e la vicinanza a quanti soffrono” ed auspicando “che cessi ogni forma di violenza e incoraggio ogni sforzo per la pace e lo sviluppo in quell’amata terra”.  “Continueremo a lavorare – ha detto mons. Edmond Djitangar Goetbé, arcivescovo di N’Djamena – affinché tutti possano contribuire allo sviluppo umano e al raggiungimento del nostro obiettivo condiviso, ovvero costruire un Ciad unito, prospero e proiettato verso il futuro”.