La bellezza nella Parola

“In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».” (Mt 11,25-30)

Mi fermo a contemplare l’icona copta (VII secolo) di “Gesù ed il discepolo”, nota anche come l’icona dell’amicizia (conservata ora al Louvre di Parigi), dove Cristo è raffigurato non come un giudice distante, ma come un amico che cammina fianco a fianco al discepolo e che la Tradizione ha identificato con l’abate Mena. È il Signore la scelta che occorre fare e qui, nell’icona, colpisce il fatto che Gesù cammini alla pari con il discepolo, accompagnandolo. È un atteggiamento di profondo rispetto e di libertà da parte del Maestro che si mette a fianco, senza forzare il cammino dell’amico, in cui possiamo leggere anche la comunità dei credenti, chiamata a lasciarsi formare a sua volta. L’esperienza formativa che l’immagine ci consegna è quella della Parola di Dio che si è fatta carne in Gesù, vestito con manto imperiale che porta con sé l’Evangeliario, riccamente dorato (esaltante la sacramentalità della Parola divina). Mena tiene in mano un piccolo rotolo di pergamena sul quale annotare le parole di vita eterna che escono dalla bocca di Gesù, imparare ad assimilarle per farle sempre più proprie. L’aureola di Gesù è segno della grazia divina che è comunicata al discepolo anche dal contatto della mano destra che Gesù posa sulla spalla destra del discepolo (che è sicurezza, protezione e anche dono di grazia). È la trasmissione della vita divina che il discepolo non tiene per sé ma che dona con il gesto della mano destra benedicente. Gesù è ben riconoscibile dal nimbo (aureola, simbolo della santità) che attornia il capo con all’interno la croce luminosa, segno della grazia divina che è comunicata al discepolo I grandi occhi manifestano l’apertura del cuore (sono la finestra dell’anima), la disponibilità a lasciarsi leggere dentro, anzi il desiderio stesso di entrare in comunione con chi contempla l’icona.