Dall’inizio di giugno continua quotidianamente la protesta per le strade dell’Albania (soprattutto a Tirana ed in altre città), in mezzo al quasi silenzio dei mass media italiani ed occidentali. Ad innescare la protesta è il maxi progetto turistico sulla costa adriatica collegato a Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che interessa un’isola abbandonata e un tratto di litorale nel sud del Paese. Migliaia di persone scendono in strada ogni sera per contestare l’iniziativa. I manifestanti, armati di fischietti e sagome di fenicotteri, denunciano il fatto che il resort di lusso potrebbe causare danni ambientali agli habitat di alcune specie migratorie protette. Il progetto Il governo albanese sostiene che lo sviluppo dell’area favorirebbe l’ingresso dell’Albania nel mercato del turismo di alta gamma, rappresentando un’opportunità strategica per l’economia nazionale. Il premier Edi Rama difende il progetto e l’operato del suo governo sul fronte ambientale, accusando attivisti informatici stranieri di alimentare le proteste. Nel frattempo le manifestazioni si sono estese anche alle comunità albanesi residenti in Grecia e in altri Paesi europei, con richieste sempre più politiche: oltre allo stop del progetto, cresce la pressione per le dimissioni di Rama e per elezioni anticipate. Sul caso è intervenuta anche la Procura speciale albanese contro corruzione e criminalità organizzata che ha aperto un’indagine sul progetto.
