La Rerum Novarum per il XXI secolo; così potremmo parlare della prima enciclica di Leone XIV che è stata presentata lo scorso 25 maggio dal Papa stesso (è la prima volta nella storia), insieme ai cardinali Pietro Parolin (segretario di Stato), Michael Czerny (prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale), e Víctor Manuel Fernández (prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede) e con alcuni docenti universitari ed esperti del settore. È la “Magnifica humanitas”, un testo di indirizzo, più che un documento programmatico del Pontificato, sulla difesa dell’uomo dalle derive dell’intelligenza artificiale.
Non a caso la sua pubblicazione avviene nel 135° anniversario dell’enciclica sociale con cui “Leone XIII – ha detto il Pontefice – ha osservato la situazione dei lavoratori agricoli, delle loro famiglie sradicate e delle nuove forme di povertà generate dalla rapida trasformazione industriale. Ha capito che la Chiesa non poteva rimanere distante. In un punto di svolta epocale che minacciava la dignità umana, l’enciclica Rerum novarum pronunciò la sua parola evangelica e sociale sulle ‘cose nuove’ in corso”. Trasformazioni di portata simile anche oggi, ma con conseguenze forse ancora maggiori”; così “in un momento chiave della sua storia, la Chiesa è chiamata a decifrare le ‘cose nuove’ alla luce dello Spirito e della dignità dell’essere umano”.
Il testo è suddiviso in 245 paragrafi raccolti in cinque capitoli preceduti da un’introduzione e da una conclusione. “Magnifica humanitas” parte dal fatto che la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona” ma “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Di qui, la necessità a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché “il mondo possa riconoscere…nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare”.
Un’enciclica sociale, dove il primo Papa statunitense e primo Papa “digitale” della storia, che continua a usare WhatsApp o a navigare in Rete, lancia un grido di denuncia, ma anche un appello a “restare profondamente umani” e a “sporcarci le mani” per “fermare il cantiere dell’ennesima Babele”.
Nel documento, nato dall’ascolto, la parola “dignità” dell’uomo torna 101 volte, nella convinzione che l’intelligenza artificiale debba “essere disarmata”, sapendo che “le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”. “Disarmare, tuttavia, non basta – ha spiegato il Pontefice – dobbiamo costruire,” pe cui l’Intelligenza artificiale “può essere un cantiere di storia dall’interno di un orizzonte di comunione, in cui il progresso tecnico apprende a servire la vita umana”.
