La parola di Papa Leone

All’udienza generale mercoledì 6 maggio 2026, il Papa ha proseguito il ciclo di catechesi sulla Lumen gentium, dove (nel capitolo VII) si parla della dimensione “escatologica” della Chiesa, caratteristica qualificante (perché ricorda l’orientamento verso la meta finale), troppo spesso trascurata o minimizzata, perché “troppo concentrati su ciò che è immediatamente visibile” e concreto.

La Chiesa è il popolo di Dio in cammino nella storia, che ha come fine di tutto il suo agire il Regno di Dio,” (cfr LG, 9) di amore, di giustizia e di pace (cfr LG 5). Per questo occorre “considerare la dimensione comunitaria e cosmica della salvezza in Cristo”, valutando tutto nella prospettiva dell’orizzonte finale.

La Chiesa che vive nella storia è chiamata ad annunciare a tutti e sempre “le parole di questa promessa,” ricevendone una “caparra nella celebrazione” primariamente dell’Eucaristia e degli altri Sacramenti, “attuandone la logica nelle relazioni di amore e di servizio”. Essa è consapevole di essere

“luogo e mezzo dove l’unione con Cristo si realizza più strettamente” (LG, 48), riconoscendo che Dio può donare la salvezza “anche al di fuori dei suoi confini visibili.”

Il Concilio afferma che la Chiesa è “sacramento universale di salvezza” (LG, 48), cioè “segno e strumento di quella pienezza di vita e di pace promessa da Dio”. Quindi, non è il riflesso perfetto del Regno di Dio, ma “germe e inizio”, sospesa tra il “già” dell’inizio del Regno di Dio in Gesù e il “non ancora” del compimento promesso e atteso. I cristiani, perciò, camminano nell’oggi, segnato dal bene e dal male, “né illusi né disperati”, ma “orientati dalla promessa” di “Colui che fa nuove tutte le cose” (Ap 21,5). Così la Chiesa custodisce “una speranza che illumina il cammino” con la “missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo”, prendendo posizione a favore dei poveri, degli ultimi, di chi soffre (cfr. Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n.159).

Essendo “segno e sacramento” del Regno, interpreta le dinamiche della storia alla luce del Vangelo, “denunciando il male in tutte le sue forme” e annunciando la salvezza di Cristo per l’umanità: “non annuncia sé stessa”, ma “in essa tutto deve rimandare alla salvezza in Cristo.” Una prospettiva dove la Chiesa, pur nell’umana fragilità e caducità delle sue istituzioni ecclesiali, si pone “al servizio del Regno di Dio” (cfr LG, 48). Le istituzioni ecclesiale possono essere assolutizzate, anzi, vivendo “nella storia e nel tempo, sono chiamate a una continua conversione, al rinnovamento delle forme e alla riforma delle strutture, alla continua rigenerazione delle relazioni, in modo che possano davvero corrispondere alla loro missione.”

In questo orizzonte si comprende anche la relazione tra i cristiani qui in terra e “quanti hanno già terminato l’esistenza terrena e sono in uno stadio di purificazione o di beatitudine.” Sono un’unica Chiesa (ricorda Lumen gentium, nn. 49-51), riconoscendo “una comunione e una compartecipazione dei beni spirituali fondata sull’unione con Cristo di tutti i credenti”, una “fraterna sollicitudo”  tra la Chiesa pellegrina e quella celeste, che si sperimenta in modo particolare nella liturgia, attraverso la comunione dei santi.

Quando preghiamo per i defunti e seguiamo “le orme di coloro che hanno già vissuto come discepoli di Gesù, siamo sostenuti anche noi nel cammino e rafforziamo l’adorazione di Dio”. Così, “segnati dall’unico Spirito e uniti nell’unica liturgia, insieme a coloro che ci hanno preceduto nella fede lodiamo e diamo gloria alla Santissima Trinità.”

Chiediamoci:

  • Rifletto sulla realtà della Chiesa pellegrina nella storia verso la patria celeste?
  • Sono troppo concentrato su ciò che è immediatamente visibile e concreto?
  • Considero la dimensione comunitaria e cosmica della salvezza in Cristo?
  • Vivo la mia adesione alla Chiesa, luogo e mezzo dove l’unione con Cristo si realizza «più strettamente»?
  • Sperimento nella Chiesa la logica delle relazioni di amore e di servizio?
  • Riconosco che Dio può donare la salvezza anche al di fuori dei suoi confini visibili?
  • Vivo nella speranza la missione della Chiesa?
  • Come figlio della Chiesa so denunciare il male in tutte le sue forme?
  • Vivo la comunione dei santi, la fraterna sollecitudo tra la Chiesa pellegrina e quella celeste?
  • Prego per i fedeli defunti lodando e dando gloria alla SS. Trinità?