Domenica 3 maggio 2026, al Regina Coeli, il Papa, commentando il Vangelo domenicale, ha invitato alle “parole di Gesù che sprigionano il loro pieno significato alla luce della sua passione, morte e risurrezione”, che scaldano il cuore e donano speranza.
Il testo evangelico (Gv 14,1-12) ci porta all’Ultima Cena quando il Maestro coinvolge i discepoli nel mistero della sua risurrezione e “gli Apostoli scoprono così che in Dio c’è posto per ciascuno.” È ciò che avevano sperimentato due di loro quando, dopo averlo seguito dopo la sua presenza al Giordano, “li aveva invitati a fermarsi quel pomeriggio a casa sua”. (cfr Gv 1,39). Così “ora, davanti alla morte, Gesù parla di una casa”, quella “del Padre suo e Padre nostro, dove c’è posto per tutti. Il Figlio si descrive come il servo che prepara le stanze, perché ogni fratello e sorella, arrivando, trovi pronta la sua e si senta da sempre atteso e finalmente ritrovato.”
Oggi, “ad attirare l’attenzione sono i luoghi esclusivi, le esperienze alla portata di pochi, il privilegio di entrare dove nessun altro può”, ma, “nel mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, ciò che vale di più è alla portata di tutti” e dà gioia, perché “la gratitudine prende il posto della competizione, l’accoglienza cancella l’esclusione, l’abbondanza non comporta più diseguaglianza”. Non c’è confusione, nessuno è perduto, perché se la morte minaccia di cancellare la memoria, “in Dio ognuno è finalmente sé stesso. In verità, è questo il posto che cerchiamo per tutta la vita, talvolta disposti a tutto pur di avere un po’ di attenzione e di riconoscimento.”
Ora il segreto sta nella fede in Dio che libera il cuore dall’avere ed ottenere, “dall’inganno di rincorrere un posto di prestigio per valere qualcosa”. Sappiamo di avere un valore infinito in Dio, “che è la vera realtà” ed amandoci, “ci doniamo questa consapevolezza”. Vivendo il comandamento nuovo, “riveliamo a tutti che la fraternità e la pace sono il nostro destino. Nell’amore, infatti, in mezzo a una moltitudine di fratelli ognuno scopre di essere unico.”
Dopo il Regina Coeli, all’inizio del mese di maggio il Pontefice ha sottolineato il valore della recita del Rosario con Maria Santissima che dopo la risurrezione insieme ai discepoli “custodiva il fuoco che animava la preghiera di tutti”. Ha affidato poi le sue intenzioni, in particolare per la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo e ricordato la Giornata mondiale della libertà di stampa, patrocinata dall’UNESCO, diritto spesso violato, pensando ai numerosi “giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza.”
Chiediamoci:
- Lascio che le parole di Gesù riscaldino il cuore e donino speranza?
- Scopro, come gli Apostoli che in Dio c’è un posto per ognuno di noi?
- Mi sento da sempre atteso e ritrovato dal Signore?
- Accolgo l’invito a fermarmi dal Signore, dando posto alla preghiera?
- Rischio di lasciarmi attirare dai luoghi esclusivi, dalle esperienze alla portata di pochi, dal privilegio di entrare dove nessun altro può?
- Guardo invece al mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, in cui ciò che vale di più è alla portata di tutti?
- Chiedo al Signore di poter imparare la gratitudine e l’accoglienza?
- Capisco che in Dio ognuno è finalmente sé stesso?
- Ho fede in Dio?
- Vivo l’amore, che, in mezzo a una moltitudine di fratelli, mi fa scoprire di essere unico?
- Prego con il Rosario la Vergine Maria?
- Prego per le intenzioni del Papa?
