“Aspirate alla santità, ovunque siate”. È questo lo slogan della 63° Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni che si celebra domenica prossima 26 aprile, nella IV domenica di Pasqua (detta del Buon Pastore).
Prendendo spunto da quanto il Papa diceva ai giovani in occasione del Giubileo (Tor Vergata, 3 agosto 2025) viene suggerita una trasparente proposta vocazionale. Il desiderio di trovare un senso alla vita e la passione per rendere il mondo un posto migliore sono corde che risuonano con particolare intensità nel cuore e nelle parole di tanti giovani e non solo. Di questo abbiamo da occuparci. In questa Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, siamo invitati ad alzare lo sguardo e il cuore: Dio continua a chiamare. Chiama alla santità, chiama ciascuno a donare la vita. Mentre preghiamo ci sentiamo in comunione con la Chiesa intera e ci lasciamo ispirare da una pagina dell’evangelista Matteo che ci consegna le immagini del sale e della luce quali simboli di una vita densa di significato, illuminata dal vangelo e pronta al dono di sé.
Nel Messaggio (dal titolo: “La scoperta interiore del dono di Dio”), inviato per la Giornata, Papa Leone XIV invita i giovani e tutta la Chiesa a riscoprire la vocazione come un’esperienza profondamente interiore, radicata nell’incontro personale con Dio.
Parla di Gesù con un’immagine forte e suggestiva quella “pastore bello”, colui che attira e trasforma la vita di chi lo segue. Infatti, “la vita è davvero bella – scrive il Papa – se lo si segue”, nella libertà, perché come la vocazione non è un’imposizione, ma “un progetto di amore e di felicità”.
Di qui il richiamo a ritornare all’interiorità, come luogo privilegiato in cui nasce e matura ogni chiamata, indicando nella “cura dell’interiorità” l’urgenza da cui “ripartire nella pastorale vocazionale”.
In un mondo spesso segnato dal rumore e dalla dispersione, occorre creare spazi di silenzio, preghiera e ascolto, per riconoscere la voce di Dio che chiama ciascuno a una via unica di santità e servizio, perché “Dio abita il nostro cuore: la vocazione è un dialogo intimo con Lui”.
Il Pontefice poi evidenzia come ogni vocazione cresca nel tempo, come un cammino di maturazione, segnato dalla fiducia e dall’accompagnamento, poiché “la vocazione non è un traguardo statico, ma un processo dinamico di maturazione”.
Per questo invita comunità, famiglie e realtà ecclesiali a diventare ambienti fecondi, capaci di accogliere e accompagnare il dono delle vocazioni, affinché esse possano portare frutto per la Chiesa e per il mondo.

