“Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e con- versavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tra- monto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.” (Lc 24,13-16.28-35)

Entriamo anche noi nella casa di Emmaus lascandoci guidare dall’opera del Pontormo (Jacopo Carucci), uno dei pionieri del manierismo, datata 1525 e conservata agli Uffizi a Firenze, con la luce che rivela i particolari dall’oscurità, in un’atmosfera, sorpresa e bloccata dell’istante rappresentato.
Fondamentale è l’uso della luce con forti contrasti rispetto alle zone in ombra con raffinatissimi effetti cromatici. L’artista rappresenta l’attimo della benedizione del pane, in un ambiente scuro con al centro la tavola imbandita. Gesù è posto frontalmente, girato verso lo spettatore; chiara appare infatti la relazione tra il gesto benedicente e il pane, entrambi sull’asse del dipinto, rendendo pienamente comprensibile l’evento. I due discepoli sono ai lati (alla base di un’ipotetica piramide compositiva). Uno, a sinistra, è intento a versare il vino dalla brocca nel bicchiere, l’altro Cleofa, a destra, sospende il taglio del pane e si rivolge a Gesù, nell’istante della rivelazione che inizia a palesarsi e che sembra iniziare lentamente a capire. In alto il cerchio luminoso con il triangolo e l’occhio, alludendo alla S.S. Trinità ed in riferimento alla natura divina del Risorto.
Ai lati ci sono cinque monaci certosini (contemporanei dell’artista) che guardano la scena; tre essi si può riconoscere Leonardo Buonfede, priore della Certosa del Galluzzo (vicino a Firenze), committente dell’opera, mentre solleva la mano sinistra. Da notare l’attenzione data agli oggetti, dal lino della tovaglia alle stoviglie di metallo lucido fino ai bicchieri e alle bottiglie in vetro trasparente. In basso, poi, ci sono un cane e due gatti. Sul pavimento una pergamena arrotolata porta la data e la firma dell’artista.
