La bellezza nella Parola

“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. (…) Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»” (Gv 20,19-20.24-29
)

È forse una delle opere in cui maggiormente si esprime la genialità di Caravaggio, in un olio su tela (1600-01) conservato a Potsdam (Bildergalerie von Sanssouchi) realizzando quasi un’istantanea deve Cristo risorto in carne ed ossa scosta delicatamente il sudario per consentire al dito di Tommaso di entrare nella piaga, guidando la sua mano. Straordinaria è la sua capacità di dominare la luce (vera protagonista dell’opera) che mette teatralmente in evidenza il concatenarsi dei gesti riverberandosi sul volto di Tommaso, sospeso tra l’attonito e l’incredulo. Mentre il volto di Cristo rimane nella penombra, la luce permette di cogliere su quello dei due apostoli, compagni di san Tommaso che, dietro, partecipano con apprensione alla scena.

Gesù, reclinando il capo, con la mano destra scosta la veste e mostra la ferita del costato (che è come un varco) e, con la sinistra guida quella destra di san Tommaso, invitandolo a infilare il dito fin sotto la pelle, dentro la ferita esangue. Tommaso ha gli occhi sbarrati; il suo dito tocca un uomo vivo, s’addentra nella carne viva: la semplicità geniale di Caravaggio spazza via, quasi con brutalità, ogni connotato visionario dalla scena.

“Tommaso – scrive mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, commentando l’opera di Caravaggio – è uno che, se non tocca e non vede, non crede. Tommaso, però, non vuole semplicemente toccare e vedere Gesù, ma vuole toccare e vedere una cosa ben precisa di Lui, che il genio di Caravaggio mette in luce in modo così potente, trasformandola in una sorta di ferita per guardare la quale bisogna aggrottare tutta la fronte (guardate i volti, le sopracciglia e le rughe), perché non si vede con uno sguardo distratto. Vuol vedere che è risorto il Crocifisso, non solo che è risorta una vita in carne e ossa.”