La tradizione di San Valerio

San Valerio è patrono di Occimiano e di Lu. Non mi fermo alla problematica storiografica che in modo puntuale è stata studiata dal prof. Bruno Ferrero nel volume edito lo scorso anno (a cura della Pro Loco di Lu) dal titolo “Il culto di San Valerio a Lu Monferrato. Storia di un’identità civica e religiosa”. Nel libro l’autore analizza criticamente e ricompone in modo organico il copioso materiale documentario concernente il culto di san Valerio, emerso dalle ricerche archivistiche condotte dall’autore da un trentennio a questa parte. Le informazioni che ha raccolto sull’argomento sono organizzate in sequenze narrative disposte cronologicamente – a partire dal 1476 (anno a cui risale il primo documento luese attestante l’esistenza di tale culto) fino alla metà del XX secolo – e colgono i tratti salienti più durevoli della sua storia plurisecolare. Con uno sguardo sempre attento alle località viciniori (Occimiano, Alessandria, Mirabello), onde rilevare corrispondenze e contiguità tra il culto da esse tributato ai loro rispettivi santi patroni, con quello dai Luesi a san Valerio, risalendo così a ritroso nel tempo fino al XII secolo.

Colgo il dato tradizionale che si tramanda nei secoli che vede nel vescovo Valerio un evangelizzatore di queste terre dove sarebbe arrivato dalla Spagna, sfuggendo alla persecuzione. Infatti, arrestato a Saragozza, fu condannato a essere torturato con flagelli ed in seguito confinato a Vienne (nei pressi di Lione) nelle Gallie. Qui ebbe occasione di annunciare il vangelo e di convertire un considerevole numero di pagani alla religione di Gesù. Per questo il governatore di Vienne ordinò che il santo Vescovo venisse crocifisso a un albero in aperta campagna, affinché i nuovi cristiani, assistendo al suo martirio, abbandonassero la loro religione ed in seguito condannato ad essere sepolto vivo: gli incaricati, però, lasciarono libero Valerio, a condizione che si allontanasse da quel paese. Giunto da noi predicò con coraggio il vangelo, fino a subire il martirio. La leggenda vuole che il suo corpo fosse sepolto in un luogo dove venne identificato per le spighe di grano mature in pieno inverno. Il luogo (conosciuto oggi come il campo di san Valerio), posto nella zona di san Giovanni in Mediliano, situato tra i territori di Lu, Occimiano e Mirabello.

Propagatasi la voce dell’avvenuto prodigio, la gente accorse dai paesi vicini per venerare il santo corpo e per disputarsi l’onore e il diritto di possederlo. Si racconta che il corpo del Santo fosse deposto con grande devozione, attaccare a un carro due giovenche non ancora aggiogate; dove si fosse diretto, lì sarebbe stato conservato. Così il carro si diresse verso Lu, mentre gli occimianesi strapparono un dito del corpo.