La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

La Quaresima è tempo di penitenza ma anche di speranza. Lo ha detto Francesco all’udienza generale, del Mercoledì delle Ceneri 1 marzo, ricordando, come diceva Don Bosco, che “non si va in paradiso in carrozza”. E’ un tempo di preparazione alla Pasqua da vedersi come il cammino verso il Signore Risorto, “che è la Luce”, che chiama “ad uscire” dalle tenebre. “La Quaresima è un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a sé stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente ‘dall’alto’, dall’amore di Dio (cfr Gv 3,3). Ecco perché la Quaresima è, per sua natura, tempo di speranza”. Il Papa ha richiamato l’Esodo, che racconta l’uscita degli Israeliti dall’Egitto verso la Terra promessa, con la guida di Mosè. “Tutto questo cammino è compiuto nella speranza: la speranza di raggiungere la Terra, e proprio in questo senso è un “esodo”, un’uscita dalla schiavitù alla libertà. E questi 40 giorni sono anche per tutti noi un’uscita dalla schiavitù, dal peccato, alla libertà, all’incontro con il Cristo Risorto. Ogni passo, ogni fatica, ogni prova, ogni caduta e ogni ripresa, tutto ha senso solo all’interno del disegno di salvezza di Dio, che vuole per il suo popolo la vita e non la morte, la gioia e non il dolore”. Ora “la Pasqua di Gesù è il suo esodo”, con il quale Lui apre la via “per giungere alla vita piena, eterna e beata” arrivando fino “alla morte di croce”, per salvare gli uomini “dalla schiavitù del peccato”. Tutto “questo non vuol dire che Lui ha fatto tutto e noi non dobbiamo fare nulla, che Lui è passato attraverso la croce e noi ‘andiamo in paradiso in carrozza’. La nostra salvezza è dono suo, ma richiede il nostro ‘sì’ e la nostra partecipazione al suo amore, come ci dimostra la nostra Madre Maria e dopo di lei tutti i santi”. E’ questa la dinamica del tempo di Quaresima, l’esodo di Cristo che apre agli uomini la strada del deserto dietro di Lui: è dunque «segno sacramentale della nostra conversione», del cammino “dalla schiavitù alla libertà”, un cammino da rinnovare sempre, in cui si forma la speranza che, forgiata dalle prove, dalle tentazioni, dalle illusioni, dai miraggi, è forte e salda ”sul modello di quella della Vergine Maria, che in mezzo alle tenebre della passione e della morte del suo Figlio continuò a credere e a sperare nella sua risurrezione, nella vittoria dell’amore di Dio”.
Celebrando poi la Messa con il rito di benedizione e imposizione delle Ceneri, nella Basilica di S. Sabina sull’Aventino ha evidenziato come la Quaresima sia il tempo per dire no all’asfissia dello Spirito. La Quaresima è la “via che conduce alla vittoria della misericordia su tutto ciò che cerca di schiacciarci”, è “strada dalla schiavitù alla libertà, dalla sofferenza alla gioia, dalla morte alla vita”.
La Quaresima è il “tempo di dire no”. Il Papa ne ricorda tre: innanzitutto “no all’asfissia dello spirito per l’inquinamento causato dall’indifferenza, dalla trascuratezza di pensare che la vita dell’altro non mi riguarda; per ogni tentativo di banalizzare la vita, specialmente quella di coloro che portano nella propria carne il peso di tanta superficialità”. Ma anche no “all’inquinamento intossicante delle parole vuote”, della “critica rozza e veloce”, delle “analisi semplicistiche” che non abbracciano la complessità dei problemi umani, specie di chi soffre. Infine “no all’asfissia di una preghiera che ci tranquillizzi la coscienza, di un’elemosina che ci lasci soddisfatti, di un digiuno che ci faccia sentire a posto. Quaresima è il tempo di dire no all’asfissia che nasce da intimismi che escludono, che vogliono arrivare a Dio scansando le piaghe di Cristo presenti nelle piaghe dei suoi fratelli: quelle spiritualità che riducono la fede a culture di ghetto e di esclusione”.
La “Quaresima è il tempo per tornare a respirare, è il tempo per aprire il cuore al soffio dell’Unico capace di trasformare la nostra polvere in umanità. Non è il tempo di stracciarsi le vesti davanti al male che ci circonda, ma piuttosto di fare spazio nella nostra vita a tutto il bene che possiamo operare, spogliandoci di ciò che ci isola, ci chiude e ci paralizza”.
Domenica 5 marzo, all’Angelus, il Pontefice ha incoraggiato a prendere confidenza con la Bibbia e leggerla spesso, come si fa con il telefonino. Ricordando le tentazioni evangeliche di Gesù che “soltanto risponde con la Parola di Dio”, cosicché “pieno della forza dello Spirito Santo, esce vittorioso dal deserto”. Ciò aiuta nel combattimento contro il male e a non allontanarsi da Dio e dalla strada del bene. Per questo i cristiani, in Quaresima, “sono invitati a seguire le orme di Gesù e affrontare il combattimento spirituale contro il Maligno con la forza della Parola di Dio”.  Occorre, pere questo, “prendere confidenza con la Bibbia” chiedendosi: “cosa succederebbe se trattassimo la Bibbia come trattiamo il nostro telefono cellulare? Se la portassimo sempre con noi o almeno il piccolo Vangelo tascabile, cosa succederebbe? (…) se leggessimo i messaggi di Dio contenuti nella Bibbia come leggiamo i messaggi del telefonino cosa succederebbe? (…) In effetti, se avessimo la Parola di Dio sempre nel cuore, nessuna tentazione potrebbe allontanarci da Dio e nessun ostacolo ci potrebbe far deviare dalla strada del bene; sapremmo vincere le quotidiane suggestioni del male che è in noi e fuori di noi; ci troveremmo più capaci di vivere una vita risuscitata secondo lo Spirito, accogliendo e amando i nostri fratelli, specialmente quelli più deboli e bisognosi, e anche i nostri nemici”.
Gian Paolo Cassano

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