La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Occorre ridare “onore” al matrimonio tra uomo e donna, a quell’alleanza tra uomo e donna, così come Dio l’ha pensata e creata. Ne ha parlato il Papa nell’udienza di mercoledì 22 aprile nella catechesi dedicata al rapporto di “reciprocità” che lega l’uomo e la donna. Il Papa ha ripercorso i momenti culminanti della Genesi evidenziando la solitudine dell’uomo davanti alla magnificenza del creato; per lui “manca” qualcosa. Con la donna che Dio gli presenta la situazione cambia e la solitudine svanisce. “Finalmente c’è un rispecchiamento, una reciprocità. E quando una persona, è un esempio per capire bene questo, vuole dare la mano a un’altra, deve avere un altro davanti: se uno dà la mano e non ha nessuno, la mano è lì, gli manca la reciprocità. Così era l’uomo, gli mancava qualcosa per arrivare alla sua pienezza, gli mancava reciprocità”.
Così Francesco entra nel terreno minato della divisione socioculturale che nella storia ha posto uomo e donna su piani diversi. Egli ha spiegato come nel racconto della Creazione la donna non sia “una ‘replica’ dell’uomo”, ma sia venuta “direttamente dal gesto creatore di Dio”. Infatti “l’immagine della ‘costola’ non esprime affatto inferiorità o subordinazione, ma, al contrario, che uomo e donna sono della stessa sostanza e sono complementari, anche hanno questa reciprocità. E il fatto che – sempre nella parabola – Dio plasmi la donna mentre l’uomo dorme, sottolinea proprio che lei non è in alcun modo una creatura dell’uomo, ma di Dio. E anche suggerisce un’altra cosa: per trovare la donna e possiamo dire per trovare l’amore nella donna, ma per trovare la donna, l’uomo prima deve sognarla e poi la trova”. Che bello pensare alla fiducia “generosa, diretta e piena” di Dio che “si fida” delle sue creature, che invece cedono al male, a un “delirio di onnipotenza che inquina tutto e distrugge l’armonia”. Il Pontefice pensa “alle molteplici forme di maschilismo dove la donna era considerata di seconda classe. Pensiamo alla strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica. Ma pensiamo anche alla recente epidemia di sfiducia, di scetticismo, e persino di ostilità che si diffonde nella nostra cultura – in particolare a partire da una comprensibile diffidenza delle donne – riguardo ad un’alleanza fra uomo e donna che sia capace, al tempo stesso, di affinare l’intimità della comunione e di custodire la dignità della differenza”. Occorre allora “un soprassalto di simpatia” per questa alleanza tra uomo e donna: “dobbiamo riportare in onore il matrimonio e la famiglia! E la Bibbia dice una cosa bella: l’uomo trova la donna, si incontrano, loro, e l’uomo deve lasciare qualcosa per trovarla pienamente. E per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre per andare da lei. E’ bello! Questo significa incominciare una strada. L’uomo è tutto per la donna e la donna è tutta per l’uomo”.
Domenica 26 aprile, nella Giornata mondiale per le vocazioni il Papa ha ordinato in san Pietro 19 nuovi sacerdoti. A loro ha ricordato che sono “configurati a Cristo sommo ed eterno sacerdote”, per essere “predicatori del Vangelo, pastori del popolo di Dio”, presiedendo “le azioni di culto, specialmente nella celebrazione del Sacrificio del Signore”. Ad essi ha spiegato che, “esercitando il ministero della sacra dottrina”, sono “partecipi della missione” di Gesù, “unico maestro”, dispensando a tutti quella Parola di Dio.”, ricevuta “con gioia”, leggendo e meditando “la Parola del Signore”: “che le vostre omelie non siano noiose; che le vostre omelie arrivino proprio al cuore della gente perché escono dal vostro cuore, perché quello che voi dite a loro è quello che voi avete nel cuore. Così si dà la Parola di Dio e così la vostra dottrina sarà gioia e sostegno ai fedeli di Cristo; il profumo della vostra vita sarà la testimonianza, perché l’esempio edifica, ma le parole senza esempio sono parole vuote, sono idee e non arrivano mai al cuore e addirittura fanno male: non fanno bene”. L’esortazione è stata ad esercitare “in letizia e in carità sincera” l’opera sacerdotale di Cristo, “unicamente intenti a piacere a Dio” e non a se stessi: “è brutto un sacerdote che vive per piacere a se stesso, che fa il pavone’”!
Al Regina Coeli ha pregato per le vittime del terremoto in Nepal ed ha compreso, “rileggendola alla luce della sua passione, morte e risurrezione” ,l’immagine di Cristo Buon Pastore che “dà la vita, ha offerto la sua vita in sacrificio per tutti noi: per te, per me, per tutti. Questo è il buon pastore!”
Egli “è il pastore vero”, l’“unico pastore del popolo”, che è “in aperta opposizione ai falsi pastori”. Al contrario “del mercenario, Cristo pastore è una guida premurosa che partecipa alla vita del suo gregge, non ricerca altro interesse, non ha altra ambizione che quella di guidare, nutrire, proteggere le sue pecore. E tutto questo al prezzo più alto, quello del sacrificio della propria vita”.
Come non contemplare la bontà divina, “la sua sollecitudine paterna per ciascuno di noi” ? Bisogna però “anche seguire il Buon Pastore. In particolare, quanti  hanno la missione di guide nella Chiesa – sacerdoti, vescovi, Papi – sono chiamati ad assumere non la mentalità del manager ma quella del servo, a imitazione di Gesù che, spogliando sé stesso, ci ha salvati con la sua misericordia”.
Gian Paolo Cassano

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