La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Uscire da sé stessi e portare aiuto ai dimenticati delle periferie del mondo. Lo ha affermato papa Francesco nella sua prima udienza mercoledì 27 marzo, prima di riprendere (dopo Pasqua) la riflessione sull’Anno della Fede, raccogliendo “il testimone” di Benedetto XVI.
Un cristiano deve “uscire”, da una fede di comodo “per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto”.
Uscire come Gesù, che “non ha casa perché la sua casa è la gente, siamo noi, la sua missione è aprire a tutti le porte di Dio, essere la presenza di amore di Dio”. Uscire: papa Francesco ama condensare la sapienza cristiana in parole-chiave. “Seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un ‘uscire’. Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio”.
Nell’omelia della Veglia pasquale il Pontefice ha ricordato come “spesso preferiamo tenere le nostre sicurezze, fermarci ad una tomba, al pensiero verso un defunto, che alla fine vive solo nel ricordo della storia come i grandi personaggi del passato. Abbiamo paura delle sorprese di Dio; abbiamo paura delle sorprese di Dio! Egli ci sorprende sempre!”.
Per questo ha chiesto: “non chiudiamoci in noi stessi, non perdiamo la fiducia, non rassegniamoci mai: non ci sono situazioni che Dio non possa cambiare, non c’è peccato che non possa perdonare se ci apriamo a Lui”.
Occorre far entrare Gesù Risorto nella propria vita, di accoglierlo come amico con fiducia, perché Lui è la vita: “se fino ad ora sei stato lontano da Lui, fa’ un piccolo passo: ti accoglierà a braccia aperte. Se sei indifferente, accetta di rischiare: non sarai deluso. Se ti sembra difficile seguirlo, non avere paura, affidati a Lui, stai sicuro che Lui ti è vicino, è con te e ti darà la pace che cerchi e la forza per vivere come Lui vuole”.
Nel Messaggio Pasquale con la benedizione Urbi et Orbi domenica 31 marzo dopo aver celebrato la Messa pasquale in una piazza San Pietro gremita di fedeli (oltre 250.000), ha invitato a riscoprire il significato per oggi di Cristo risorto. E’ quello dell’amore di Dio che “è più forte del male e della stessa morte” e che la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite” e “quelle zone di deserto che ci sono nel nostro cuore”.
Di qui l’invito ad accogliere “la grazia della Risurrezione di Cristo”: “lasciamoci rinnovare dalla misericordia di Dio, lasciamoci amare da Gesù, lasciamo che la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita; e diventiamo strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire il creato e far fiorire la giustizia e la pace”.
Papa Francesco ha chiesto a Gesù Risorto di trasformare la morte in vita, “mutare l’odio in amore, la vendetta in perdono, la guerra in pace”, ricordando tutte quelle zone (Medio Oriente, Iraq, Asia, Africa…) ancora insanguinate. “Pace a tutto il mondo, ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, ferito dall’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo… . Pace a tutto il mondo, dilaniato dalla violenza legata al narcotraffico e dallo sfruttamento iniquo delle risorse naturali! Pace a questa nostra Terra!”
Al Regina Coeli il lunedì dell’Angelo, poiché “Cristo ha vinto il male in modo pieno e definitivo”, ha incoraggiato noi ad “accogliere questa vittoria nella nostra vita e nelle realtà concrete della storia e della società”.
Ha quindi invitato ad “esprimere nella vita il sacramento che abbiamo ricevuto”: “se io mi lascio raggiungere dalla grazia di Cristo risorto, se le permetto di cambiarmi in quel mio aspetto che non è buono, che può far male a me e agli altri, io permetto alla vittoria di Cristo di affermarsi nella mia vita, di allargare la sua azione benefica. Questo è il potere della grazia! Senza la grazia non possiamo nulla”.
Gian Paolo Cassano

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