La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO

a cura di Gian Paolo Cassano

La figura di S. Caterina da Bologna (mistica clarissa del XV secolo) è stata oggetto dell’Udienza di mercoledì 29 dicembre che ci insegna a vincere la tentazione di compiere il male facendo il bene e a vivere l’autorità come occasione di servizio e non come strumento di potere. Caterina “attraversa una profonda crisi spirituale fino alle soglie della disperazione. Vive nella notte dello spirito, percossa pure dalla tentazione dell’incredulità verso l’Eucaristia. Dopo tanto patire, il Signore la consola: in una visione le dona la chiara conoscenza della presenza reale eucaristica, una conoscenza così luminosa che Caterina non riesce ad esprimere con le parole”.

Ella così “individua sette armi nella lotta contro il male: 1. avere cura e sollecitudine nell’operare sempre il bene; 2. credere che da soli non potremo mai fare qualcosa di veramente buono; 3. confidare in Dio e, per amore suo, non temere mai la battaglia contro il male, sia nel mondo, sia in noi stessi; 4. meditare spesso gli eventi e le parole della vita di Gesù, soprattutto la sua passione e morte; 5. ricordarsi che dobbiamo morire; 6. avere fissa nella mente la memoria dei beni del Paradiso; 7. avere familiarità con la Santa Scrittura, portandola sempre nel cuore perché orienti tutti i pensieri e tutte le azioni. Un bel programma di vita spirituale, anche oggi per ognuno di noi”.

Dalla Santa bolognese viene un forte invito a procedere nella vita tenendo stretta nella propria “la mano di Dio…. Così, dice anche a noi: coraggio, anche nella notte della fede, anche in tanti dubbi che ci possono essere, non lasciare la mano del Signore, cammina con la tua mano nella sua mano, credi nella bontà di Dio; così è andare sulla via giusta!”

Il 1 gennaio, Solennità di Maria S. S. Madre di Dio, presiedendo l’Eucaristia in San Pietro, ha ricordato come la pace, dono di Dio rischi ogni giorno di essere soffocata dalle guerre, che sono “il volto orrendo della storia”.

Perciò “è bene iniziare un nuovo tratto di cammino ponendosi con decisione sulla via della pace. Oggi, vogliamo raccogliere il grido di tanti uomini, donne, bambini e anziani vittime della guerra, che è il volto più orrendo e violento della storia. Noi oggi preghiamo affinché la pace … possa giungere ovunque … Per questo, specialmente con la nostra preghiera, vogliamo aiutare ogni uomo e ogni popolo, in particolare quanti hanno responsabilità di governo, a camminare in modo sempre più deciso sulla via della pace”. Per realizzarlo non bisogna dimenticare che “il mondo ha bisogno di Dio. Ha bisogno di valori etici e spirituali, universali e condivisi, e la religione può offrire un contributo prezioso nella loro ricerca, per la costruzione di un ordine sociale e internazionale giusto e pacifico”.

La libertà religiosa (lo scrive nel suo Messaggio per la Giornata della pace) “è elemento imprescindibile di uno Stato di diritto”; di qui l’appello aduna pacifica convivenza tra i popoli” ed il pressante invito a “non cedere allo sconforto e alla rassegnazione” ai cristiani “di fronte alle minacciose tensioni del momento, di fronte specialmente alle discriminazioni, ai soprusi e alle intolleranze religiose.”

Su questo tema è tornato anche all’Angelus, esprimendo il dolore per il massacro avvenuto la notte di Capodanno davanti ad una Chiesa copta in Alessandria d’Egitto. Benedetto XVI ha ribadito due pericoli alla libertà religiosa: “da una parte il laicismo” che in “modo spesso subdolo, emargina la religione per confinarla nella sfera privata”, e dall’altra agisce “il fondamentalismo, che invece vorrebbe imporla a tutti con la forza”. Per questolà dove si riconosce effettivamente la libertà religiosa, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice e, attraverso una sincera ricerca del vero e del bene, si consolida la coscienza morale e si rafforzano le stesse istituzioni e la convivenza civile. Per questo la libertà religiosa è via privilegiata per costruire la pace”. Così a sorpresa ha annunciato un nuovo incontro interreligioso nell’ottobre 2011, recandosi ad Assisi come già fece 25 anni fa Giovanni Paolo II e rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace”.

Anche all’Angelus di domenica 2 gennaio Benedetto XVI ha espresso il suo dolore per il massacro in Egitto: “questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l’umanità intera”. Riconoscendo la “strategia di violenze che ha di mira i cristiani”, ha incoraggiato “le comunità ecclesiali a perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo”, pensando “anche ai numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010 in varie parti del mondo.”

Il Papa poi ha salutato le famiglie cristiane riunite a Madrid (la manifestazione “La famiglia cristiana, speranza per l’Europa”), invitando tutti a “vivere con entusiasmo la vocazione cristiana al matrimonio come servitori dell’amore che accoglie, accompagna e difende la vita”, poiché “nelle famiglie si trasmette la fede, si rafforza la speranza e si incarna la carità”.

Gian Paolo Cassano

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.