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Nuovi Santi

NUOVI SANTI
a cura di Gian Paolo Cassano

Un nuovo beato è stato proclamato lo scorso 13 maggio nella chiesa di San Francesco Saverio di Dublino con il rito, presieduto, in rappresentanza del Papa, dal card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
E’ il gesuita irlandese John Sullivan, vissuto tra il 1861 e il 1933. Convertitosi dall’anglicanesimo, fu esempio di vita virtuosa dedicata alla povertà e all’obbedienza, invitando tutti alla conversione al bene. Egli fu rigoroso nell’osservanza della povertà. ”I testimoni al processo – ha detto il card. Amato alla Radio Vaticana - ripetono spesso che padre Sullivan era ‘un povero tra i poveri’, e ‘la personificazione dello spirito di povertà”’ Pur appartenendo a una famiglia ricca, una volta diventato religioso, era incurante delle comodità e si accontentava del puro necessario. Un testimone descrive il mobilio francescano della sua camera: aveva per arredamento una rigida sedia di legno, una brocca rotta, un inginocchiatoio, alcuni libri, un’acquasantiera, il suo inseparabile Crocifisso, un tavolinetto e il letto con poche coperte, anche quando il tempo era più freddo.”
In questo questo Sullivan imitava Sant’Ignazio di Loyola che negli Esercizi Spirituali, scrive: “Per imitare e rassomigliare più effettivamente a Cristo Nostro Signore desidero e scelgo la povertà con Cristo povero, piuttosto che la ricchezza; le ingiurie con Cristo, che ne è ricolmo, piuttosto che gli onori; e preferisco essere stimato stupido e pazzo per Cristo, che per primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo mondo”.
Viveva inoltre con grande esemplarità l’obbedienza che era pronta, assoluta e incondizionata. Ripeteva spesso: “Mi domando che cosa direbbe o farebbe ora il padre provinciale”. Un testimone afferma: “Aveva un grande amore per la Compagnia e per le sue Regole: a noi Novizi - durante gli Esercizi Spirituali - metteva in risalto l’importanza dell’esatta osservanza delle Regole”.
Tutto ciò gli facilitò l’esercizio dell’umiltà. Entrò in noviziato già da uomo maturo, con alle spalle una brillante carriera di avvocato e di studioso. “I suoi compagni di noviziato – racconta ancora il card. Amato - per la maggior parte ragazzi tra i 17 e i 20 anni, rimanevano impressionati dalla completa assenza di qualsiasi sentimento di superiorità nei loro confronti e dalla semplicità con cui accettava anche le più umili incombenze della casa. Non faceva nulla per mettersi in mostra, anzi spesso manifestava la sua inadeguatezza agli uffici che riceveva. Accettava le critiche e le sgarbatezze altrui. Era consapevole di non essere un grande oratore. Non aveva una pronuncia chiara e tendeva a parlare in fretta. Ciononostante tutti gli riconoscevano la sincerità e la convinzione delle sue esortazioni alla virtù.”
Gian Paolo Cassano

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