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La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Fede e memoria coniugate nell’esperienza di Israele; a questo si è riferito mercoledì 12 dicembre, nell’Udienza generale Benedetto XVI. Infatti “per l’intero popolo d’Israele ricordare ciò che Dio ha operato diventa una sorta di imperativo costante perché il trascorrere del tempo sia segnato dalla memoria vivente degli eventi passati, che così formano, giorno per giorno, di nuovo la storia e rimangono presenti (…) La fede è alimentata dalla scoperta e dalla memoria del Dio sempre fedele, che guida la storia e che costituisce il fondamento sicuro e stabile su cui poggiare la propria vita”.
Dio “rivela Se stesso non solo nell’atto primordiale della creazione”, ma entrando “nella storia di un piccolo popolo che non era né il più numeroso, né il più forte”, fino alla rivelazione nella notte di Betlemme, primo luogo della “memoria” cristiana.
“Ciò che illumina e dà senso pieno alla storia del mondo e dell’uomo inizia a brillare nella grotta di Betlemme; è il Mistero che contempleremo tra poco nel Natale: la salvezza che si realizza in Gesù Cristo (…) Il rivelarsi di Dio nella storia per entrare in rapporto di dialogo d’amore con l’uomo, dona un nuovo senso all’intero cammino umano. La storia non è un semplice succedersi di secoli, di anni, di giorni, ma è il tempo di una presenza che le dona pieno significato e la apre ad una solida speranza”.
Se anticamente l’“avvento” indicava “l’arrivo del re o dell’imperatore in una determinata provincia”, ora “Egli è il re che è sceso in questa povera provincia che è la terra e ha fatto dono a noi della sua visita assumendo la nostra carne, diventando uomo come noi”. L’Avvento ci ricorda che Dio “non è assente, non ci ha abbandonato a noi stessi, ma ci viene incontro in diversi modi, che dobbiamo imparare a discernere”.
Infine Benedetto XVI ha esortato ad immergersi nelle pagine dove questa storia è narrata, nella Sacra Scrittura che “è il luogo privilegiato per scoprire gli eventi di questo cammino, e vorrei - ancora una volta - invitare tutti, in questo Anno della fede, a prendere in mano più spesso la Bibbia per leggerla e meditarla e a prestare maggiore attenzione alle Letture della Messa domenicale; tutto ciò costituisce un alimento prezioso per la nostra fede”.
Domenica 16 dicembre, all’Angelus, ha pregato per le vittime della “violenza insensata” nella scuola americana di Newtown, soffermandosi sulla figura di Giovanni Battista che “a nome di Dio, non chiede gesti eccezionali, ma anzitutto il compimento onesto del proprio dovere. Il primo passo verso la vita eterna è sempre l’osservanza dei comandamenti; in questo caso il settimo: ‘Non rubare.’” Infatti la conversione comincia “dall’onestà e dal rispetto degli altri: un’indicazione che vale per tutti, specialmente per chi ha maggiori responsabilità”.
Non bisogna poi contrapporre giustizia e carità, “entrambe necessarie”. Così “la giustizia chiede di superare lo squilibrio tra chi ha il superfluo e chi manca del necessario; la carità spinge ad essere attento all’altro e ad andare incontro al suo bisogno, invece di trovare giustificazioni per difendere i propri interessi. Giustizia e carità non si oppongono, ma sono entrambe necessarie e si completano a vicenda”.
Gian Paolo Cassano

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