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La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Un accorato appello per la cessazione della violenza in Nigeria contro i fedeli cristiani “perché non si persegua la via della vendetta, ma tutti i cittadini cooperino all’edificazione di una società pacifica e riconciliata, in cui sia pienamente tutelato il diritto di professare liberamente la propria fede” è stato rivolto dal Papa durante l’udienza dello scorso mercoledì 20 giugno. Nella Catechesi, poi, si è soffermato sul primo capitolo della Lettera agli Efesini, evidenziando come la preghiera, che “pulisce, purifica i nostri desideri” e così anche i “nostri cuori”, dovrebbe invece essere anzitutto lode, “motivo di ringraziamento” a Dio.
Se la preghiera alimenta la nostra vita spirituale diventiamo “capaci di conservare quello che San Paolo chiama ‘il mistero della fede’ in una coscienza pura”: essa, infatti, “come modo dell’abituarsi ad essere insieme con Dio, genera uomini e donne animati non dall’egoismo, dal desiderio di possedere, dalla sete di potere, ma dalla gratuità, dal desiderio di amare, dalla sete di servire, animati cioè da Dio; e solo così si può portare luce nel buio del mondo”.
Benedetto XVI ha poi evidenziato la chiamata alla santità “cioè alla comunione con Dio” così come emerge dallo scritto paolino; essa “appartiene al disegno eterno di Dio, un disegno che si estende nella storia e comprende tutti gli uomini e le donne del mondo, perché è una chiamata universale. Dio non esclude nessuno, il suo progetto è solo di amore”.
Domenica 24 giugno, all’Angelus, ha ricordato la sua visita (martedì 26 giugno) fra i terremotati: “vorrei che fosse segno della solidarietà di tutta la Chiesa, e perciò invito tutti ad accompagnarmi con la preghiera”. Il Papa ha anche ringraziato i fedeli italiani perché chi sostiene la mano che sempre il Papa tende in segno di solidarietà “a vantaggio di tanti fratelli in difficoltà”, allevia le miserie di tanti in molte parti del mondo
Parlando poi di Giovanni Battista, di cui “i quattro Vangeli danno grande risalto” ha evidenziato come sia “l’unico santo di cui la liturgia festeggia la nascita, e lo fa perché essa è strettamente connessa al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio.”
Il Battista è il “profeta che conclude l’Antico Testamento e inaugura il Nuovo, indicando in Gesù di Nazaret il Messia, il Consacrato del Signore” che poi di lui parlerà “in questi termini: (…) ‘In verità io vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui’”.
Ha quindi posto il rilievo come la nascita del Battista avvenga in un clima di solidarietà, quella di Maria ad Elisabetta: “Ella aiuti tutti a seguire Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio, che il Battista annunciò con grande umiltà e ardore profetico”.
Gian Paolo Cassano

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