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LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

Mercoledì 30 gennaio, all’udienza generale, il Pontefice ha parlato del suo viaggio apostolico a Panama, in occasione della XXXIV Giornata mondiale della gioventù, un appuntamento costellato anche da incontri “con la realtà del Paese: le Autorità, i Vescovi, i giovani detenuti, i consacrati e una casa-famiglia”. E’ stata soprattutto una festa per i i giovani e una festa per Panamá, e “tutta l’America Centrale, segnata da tanti drammi e bisognosa di speranza, di pace e di giustizia”. In un mondo dove non di rado prevalgono “nazionalismi conflittuali”, è fonte di speranza, un “segno profetico”, vedere tanti “giovani gioiosi di incontrarsi”: una “vera sinfonia di volti e di lingue”. Qui giovani (ma anche tutti i giovani cristiani) “sono nel mondo lievito di pace”. Ha anche ricordato che la Gmg è stata preceduta “dall’incontro dei giovani dei popoli nativi e di quelli afroamericani”, un’iniziativa “che ha manifestato ancora meglio il volto multiforme della Chiesa in America Latina”.
Ha così ripercorso le tappe della Giornata mondiale della gioventù, dalla Via Crucis, “scuola della vita cristiana”, dove “si impara l’amore paziente, silenzioso, concreto”. Per questo (ha confidato il Papa) ha sempre con sé una “Via Crucis tascabile”, dono di “una persona molto apostolica a Buenos Aires”, e di farla appena possibile. “A Panamá i giovani hanno portato con Gesù e Maria il peso della condizione di tanti fratelli e sorelle sofferenti nell’America Centrale e nel mondo intero. Tra questi ci sono tanti giovani vittime di diverse forme di schiavitù e povertà.”
Nel corso della Veglia e della Messa, ha indicato ai giovani come esempio da seguire, Maria, che, “nella sua piccolezza, più di ogni altro ha ‘influito’ sulla storia del mondo: una vera influencer di Dio”. La mattina di domenica, nella grande celebrazione eucaristica finale, ha poi mostrato come Cristo Risorto, con la forza dello Spirito Santo, abbia parlato nuovamente ai giovani del mondo chiamandoli a vivere il Vangelo nell’oggi, perché essi sono l’oggi, l’adesso, della Chiesa e del mondo. Di qui la responsabilità degli adulti a non far mancare alle nuove generazioni istruzione, lavoro, comunità e famiglia. E’ necessario che i giovani sentano la Comunità, che si sentano accolti, in famiglia, nella società. Importante è stato l’incontro con i vescovi dell’America Centrale, “un momento di speciale consolazione”, facendo memoria della testimonianza del santo vescovo Oscar Romero, oltre alla consacrazione dell’altare della restaurata Cattedrale di Santa Maria La Antigua, “un segno di ritrovata bellezza, a gloria di Dio e per la fede e la festa del suo popolo”.
Domenica 3 febbraio, all’Angelus, il Papa ha parlato della profezia dei cristiani in mezzo al mondo, di persone coraggiose che annunciano la speranza agli esclusi e seguono la logica di Gesù. Lo spunto è quello del Vangelo in cui si parla del rifiuto di Gesù da parte dei Nazareni: “essi ritengono che, essendo Lui uno di loro, debba dimostrare questa sua strana ‘pretesa’ facendo dei miracoli lì, a Nazaret, come ha fatto nei paesi vicini. Ma Gesù non vuole e non può accettare questa logica, perché non corrisponde al piano di Dio: Dio vuole la fede, loro vogliono i miracoli, i segni; Dio vuole salvare tutti, e loro vogliono un Messia a proprio vantaggio.” La fatica, il rifiuto, la persecuzione e la sconfitta sono messe in conto da Gesù nella sua missione: “un prezzo che, ieri come oggi, la profezia autentica è chiamata a pagare.”. Anche oggi il mondo ha bisogno di discepoli del Signore coraggiosi nella vita cristiana “che seguono la ‘spinta’ dello Spirito Santo, che le manda ad annunciare speranza e salvezza ai poveri e agli esclusi; persone che seguono la logica della fede e non del miracolismo; persone dedicate al servizio di tutti, senza privilegi ed esclusioni.”
Al termine il Papa ha lanciato un appello per la grave crisi umanitaria nello Yemen ed un riferimento alla Giornata della vita. Poi rivolgendosi ai ragazzi e alle ragazze dell’Azione Cattolica della Diocesi di Roma presenti per la “Carovana della Pace” ed i 150 anni di fondazione dell’Azione Cattolica di Roma e dei 50 anni della nascita dell’ACR, ha augurato di “essere gioiosi testimoni di pace e di fraternità”.

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