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LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO

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LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Domenica 8 aprile, in Albis e della Divina Misericordia, celebrando la S. Messa, il Pontefice ha invitato a trovare nel perdono di Dio la gioia, la misericordia e la speranza. Richiamando il Vangelo, ha ricordato che anche noi, come Tommaso, abbiamo bisogno di toccare con mano perché “non basta sapere che Dio c’è”, perché “non ci attrae un Dio distante, per quanto giusto e santo”. Per questo “entrare nelle sue piaghe è contemplare l’amore smisurato che sgorga dal suo cuore. Questa è la strada. È capire che il suo cuore batte per me, per te, per ciascuno di noi. (…) Abbiamo bisogno di vedere Gesù toccando il suo amore. Solo così andiamo al cuore della fede e, come i discepoli, troviamo una pace e una gioia più forti di ogni dubbio.” Tommaso riconosce il suo Signore: “mio Dio!” Così anche noi “entrando oggi, attraverso le piaghe, nel mistero di Dio, capiamo che la misericordia non è una sua qualità tra le altre, ma il palpito del suo stesso cuore. E allora, come Tommaso, non viviamo più da discepoli incerti, devoti ma titubanti; diventiamo anche noi veri innamorati del Signore!” E’ l’invito ad “assaporare questo amore”, a “toccare oggi con mano la misericordia di Gesù“ nel perdono dei peccati e nel lasciarsi perdonare, vincendo la ritrosia della confessione e del “barricarci a porte chiuse”. Ed è la vergogna “il primo passo dell’incontro (…), un invito segreto dell’anima che ha bisogno del Signore per vincere il male. Il dramma è quando non ci si vergogna più di niente. Noi non abbiamo paura di provare vergogna! E passiamo dalla vergogna al perdono! Non abbiate paura di vergognarvi! Non abbiate paura.” C’è poi la rassegnazione che nasce dall’essere recidivi, ma bisogna essere recidivi “a chiedere la misericordia” perché il sacramento del perdono non ci lascia come eravamo prima ma ci rende “rinfrancati, incoraggiati, ci sentiamo ogni volta di più amati”. Francesco ha parlato anche della porta blindata del peccato che commettiamo: “ma quando ci confessiamo accade l’inaudito: scopriamo che proprio quel peccato, che ci teneva distanti dal Signore, diventa il luogo dell’incontro con Lui. Lì il Dio ferito d’amore viene incontro alle nostre ferite.” Al Regina Coeli poi il Papa ha pregato per l’ennesima strage compiuta in Siria, lanciando un appello affinché si percorra la via del negoziato, “la sola che può portare a una pace che non sia quella della morte e della distruzione” e ricordando che non “c’è una guerra buona e una guerra cattiva” e che niente “può giustificare l’uso di tali strumenti di sterminio contro persone e popolazioni inermi”.
Mercoledì 11 aprile, all’udienza generale, il Papa ha inaugurato un nuovo ciclo di catechesi sui Sacramenti, cominciando dal Battesimo, il fondamento della vita cristiana. “E’ il primo dei Sacramenti, in quanto è la porta che permette a Cristo Signore di prendere dimora nella nostra persona” e a noi di immergerci “nella morte e risurrezione del Signore, affogando nel fonte battesimale l’uomo vecchio e facendo nascere l’uomo nuovo, ricreato in Gesù”. E’ una nuova nascita, una “rigenerazione” mediante lo Spirito Santo, un evento centrale nella vita di ogni cristiano; per questo Francesco ha sollecitato i fedeli a ricordare, come quella della propria nascita, anche quella del Battesimo. “Se noi festeggiamo il giorno della nascita, come non festeggiare – almeno ricordare – il giorno della rinascita? Io vi darò un compito a casa, un compito oggi da fare a casa”: ricercarne la data “e non dimenticarla mai. E quel giorno ringraziare il Signore, perché è proprio il giorno in cui Gesù è entrato in me, lo Spirito Santo è entrato in me. (…) E’ un altro compleanno: il compleanno della rinascita. Non dimenticatevi di fare questo, per favore.” Infatti il Battesimo “immergendoci in Cristo ci rende anche membra del suo Corpo, che è la Chiesa, e partecipi della sua missione nel mondo”, permettendo “a Cristo di vivere in noi e a noi di vivere uniti a Lui, per collaborare nella Chiesa, ciascuno secondo la propria condizione, alla trasformazione del mondo.” Al Sacramento del Battesimo si arriva dopo un cammino di fede, il catecumenato, che è evidente quando a battezzarsi è una persona già adulta, mentre i bambini da sempre “sono battezzati nella fede dei genitori”. Forse “alcuni pensano: ma perché battezzare un bambino che non capisce? (…) Ma questo significa non avere fiducia nello Spirito Santo, perché quando noi battezziamo un bambino, entra in quel bambino lo Spirito Santo, e lo Spirito Santo fa crescere in quel bambino, da bambino, delle virtù cristiane che poi fioriranno. Sempre si deve dare questa opportunità a tutti, a tutti i bambini, di avere dentro di loro lo Spirito Santo che li guidi durante la vita. Non dimenticate di battezzare i bambini.” Si tratta di un dono gratuito per tutti, ma come ogni seme “attecchisce e porta frutto in un terreno alimentato dalla fede”, una fede che va rinnovata ogni giorno. In questo modo il Battesimo “cristifica” chi lo ha ricevuto, “rendendolo davvero un altro Cristo”.
Domenica 15 aprile, al Regina Coeli, commentando il Vangelo, ha invitato ad avere “un’idea positiva del nostro corpo”, perché “ogni offesa o ferita o violenza al corpo del nostro prossimo, è un oltraggio a Dio creatore!” L’insistenza di Gesù sulla realtà della sua Risurrezione “illumina la prospettiva cristiana sul corpo” che non è un ostacolo o una prigione dell’anima. Gesù, che è risorto in corpo e anima, “ci fa capire che dobbiamo avere un’idea positiva del nostro corpo” che “può diventare occasione o strumento di peccato”, provocato non dal corpo, ma “dalla nostra debolezza morale”. Il corpo infatti “è un dono stupendo di Dio, destinato, in unione con l’anima, ad esprimere in pienezza l’immagine e la somiglianza di Lui”. Per questo “siamo chiamati ad avere grande rispetto e cura del nostro corpo e di quello degli altri. Ogni offesa o ferita o violenza al corpo del nostro prossimo, è un oltraggio a Dio creatore! Il mio pensiero va, in particolare, ai bambini, alle donne, agli anziani maltrattati nel corpo. Nella carne di queste persone noi troviamo il corpo di Cristo. Cristo ferito, deriso, calunniato, umiliato, flagellato, crocifisso,… Gesù ci ha insegnato l’amore. Un amore che, nella sua Risurrezione, si è dimostrato più potente del peccato e della morte, e vuole riscattare tutti coloro che sperimentano nel proprio corpo le schiavitù dei nostri tempi.” E’ il richiamo “ad essere persone capaci di guardare in profondità, piene di stupore e di gioia grande per avere incontrato il Signore risorto”.
Gian Paolo Cassano

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